Perazzi: un’azienda che onora l’Italia

Negli Anni 50 Daniele Perazzi lascia la grande azienda armiera gardonese in cui s’era formato per dar vita ad un sogno, quello di costruire fucili particolari seguendo le proprie idee e nasce così la Perazzi

Di Emanuele Tabasso

La storia della Casa di Botticino Mattina è quella di Daniele Perazzi, un ragazzo ben poco dotato di mezzi economici quanto ben fornito di inventiva, capacità realizzative e chiarezza di idee: l’obiettivo diventare armaiolo. Dai sedici anni inizia un periodo di lavoro presso una grande industria della Valle del Mella dove, tanto per cominciare, brevetta un suo fucile: sarà il primo di una lunga e fortunata serie. A soli venticinque anni il giovane risoluto apre la sua prima officina: per mettere insieme qualche nostro ricordo aggiungiamo di aver ancora maneggiato un sovrapposto Perazzi di impostazione Merkel, una fra le prime realizzazioni dell’ingegnoso spirito di Daniele, probabilmente degli Anni 50, presto abbandonato perché nella mente si agitava ben altro. Si arriva così a definire quale primo obiettivo tecnico commerciale il sovrapposto da pedana, progettato specificatamente per questa finalità e non derivato da modelli da caccia: viene realizzato nella piccola bottega e venduto sui campi di tiro man mano che i virtuosi della specialità, attenti come cervi e furbi come volpi, si accorgono della facilità con cui tale sovrapposto consente di raggiungere i punteggi utili ai tre gradini delle premiazioni. Nel 1957 prende avvio la Armi Perazzi e Daniele ne è il fondatore: scoprire il segreto del successo è mestiere difficile, diremmo impossibile, ma si tenta di approssimarsi alla verità scrutando quel che si ha sotto agli occhi. Come sovente capita l’arrivo ai vertici è una spinta dalle molte forze, alcune di maggior entità, altre di contorno, tutte necessarie perché interagenti fra loro.

Non siamo “animali da pedana” anche se ci sarebbe piaciuto diventarlo, ma la prontezza richiesta in tal disciplina ci difetta, insieme ad altre virtù: ci contentiamo di sparare ogni tanto qualche serie apprendendo dalla viva voce dei praticanti e dall’osservazione dei tiri quanto forma il bagaglio di sensazioni per i più dotati, ricavandone un insieme piacevole da considerare e da discernere nella nostra mente.

Il sovrapposto da tiro

In altre occasioni abbiamo avuto modo di riprendere le parole di Gianoberto Lupi che, nei sovrapposti, considera tre colonne portanti: il Merkel, il Browning F.N. e il Boss. Proprio su quest’ultimo si appunta l’attenzione di Perazzi e possiamo così osservare tenute e chiusure specifiche di questa fenomenale realizzazione inglese, basate su di una bascula bassa e larga dove l’altezza è determinata solo dallo spessore delle due canne e del dorso mentre la larghezza si amplia per contenere nell’interno dei fianchi le due spallature con profili ad arco contro cui insistono i tenoni complementari ricavati nei fianchi della canna inferiore. La situazione statica e dinamica delle forze e dei loro contrasti è facilmente comprensibile insieme all’aver disposto la massa composta dalla bascula e dalla culatta delle canne proprio lì al centro, fra le mani del tiratore che sorreggono l’arma. Un’intuizione magistrale che farà dei Perazzi dei fucili di facile maneggio, con cui ottenere rapidamente validi punteggi. Sottolineiamo appena come l’industrializzazione operativa sia frutto di ingegno e di menti capaci di vedute ad ampio raggio a cui si sommano gli aggiustamenti manuali che, in simili fucili, non possono mai mancare. Insomma la macchina a controllo numerico e la percezione del lavoro di lima come la livellatura a occhio umano e retta d’ombra delle canne non sono mai disgiunti. La rosata poi è sempre frutto di una canna dove l’acciaio impiegato e l’andamento di foratura predeterminato assicurano un’armonia, e il termine non è casuale, per una distribuzione ottimale dei pallini sul bersaglio. I tiratori affinati e raffinati percepiscono e distinguono proprio il suono e l’elasticità delle canne, di qui l’armonia, differenti da un produttore all’altro, sapendone sfruttare al meglio i risultati in termini di piattelli rotti. Torniamo ancora sulla maggior facilità d’impiego, sulla più celere adattabilità da parte dell’atleta, sulla sua maggior serenità conoscendo tali prerogative a proprio favore da parte dell’arma. In un paragone automobilistico torniamo ai tempi degli scontri tra Ferrari e Porsche e in particolare gli anni della Targa Florio con la Casa di Stoccarda scesa in campo con una spyder quasi elementare (alla vista) la 908 Mark III che subito era stata ribattezzata “la bicicletta”. Con il suo 6 cilindri piatto da 3.000 cc s’era presa gioco delle grosse e potentissime competitrici da 4.400 cc uscite da Maranello: la facilità di guida, di qui l’epiteto affibbiato, e la conseguente minor stanchezza dei piloti avevano compiuto il sortilegio. La filosofia anticipata con altre realizzazioni s’era poi ripetuta sotto molti altri modelli facendo considerare l’entità umana come un elemento interagente con il mezzo meccanico, auto o fucile che sia. Tutto scorre, diceva il filoso dell’antica Grecia, e tutto o quasi muta: quand’eravamo ragazzini i sedili degli autocarri erano volutamente scomodi “perché così gli autisti non si addormentano”. Peccato che proprio la stanchezza derivante dalla scomodità sia il primo veicolo del sonno…

Altri particolari

La rottura di una delle molle dei cani durante una competizione solitamente determinava il fine gara del tiratore coinvolto nell’inconveniente. La Perazzi escogita un pacchetto di scatto immediatamente sostituibile, senza necessità di attrezzi e di aggiustaggio: un simile apparato di riserva salva una situazione altrimenti compromessa. Sovente il camion officina aziendale che oramai da tempo immemore segue le competizioni di alto livello, dispone del gruppo completo, pronto per l’installazione per chi ne sia sprovvisto. Il calcio è una componente fondamentale del fucile, nel tiro di pedana poi assume un’importanza estrema e va adattato minuziosamente a chi lo pratica: l’officina è sempre pronta a interventi di meccanica così come i calcisti si rendono disponibili per trovare la migliore soluzione, sovente in tempi rapidissimi. In linguaggio commerciale si chiama “servizio clienti”, diversamente rientra nelle prerogative della signorilità che si estrinseca in tanti modi. E questo è uno.

La realtà attuale

La Perazzi è una punta di diamante a livello mondiale e può vantare di produrre ogni particolare in azienda. Tanti i modelli proposti fra cui molti da caccia e pure diverse doppiette, molto qualificate e giustamente considerate dagli appassionati di quello che nell’immaginario collettivo rimane il fucile venatorio per antonomasia. Le incisioni vengono affidate, secondo le indicazioni del cliente o per scelta aziendale, ai migliori artisti della zona e le calciature speciali derivano da oculati acquisti fra Turchia ed Est Europa per aggiudicarsi le piante con radiche stupende o tavolame di grande bellezza e della miglior struttura legnosa. Nello scorrere del tempo si sono avvicendate le generazioni: da alcuni anni è scomparso Daniele, il Fondatore mentre già da parecchi è subentrato alla conduzione dell’azienda il figlio Mauro affiancato dalla sorella Roberta. Intanto la terza generazione è già sulla breccia con Daniele, figlio di Mauro, dedito a proseguire e incrementare questa stupenda e prodigiosa realtà.

 Si potrebbe concludere con una somma numerica delle medaglie conquistate da questi fucili, ma ci parrebbe di far un torto all’Azienda inquadrandola in tal modo. Anche qui ci torna alla mente un particolare automobilistico: quando Rolls Royce e Bentley erano ancora in mani inglesi nella scheda tecnica del motore la potenza in CV o HP, allora sbandierata orgogliosamente dalle tante Case in attività, semplicemente non era indicata e alla domanda specifica le Case rispondevano con la dicitura “sufficiente”. Quante medaglie nella storia della Perazzi? Lasciamo ad altri, di mente matematica e ben più titolati di noi, di contarle lasciando tuttavia il totale aperto per intuibili e auspicabili motivi.

Dida

001 – La bellezza stilistica della sede a Botticino Mattina è in sintonia con quella dei prodotti qui allestiti. Apprezzabile come la grafia del nome e il rosso di fondo siano immutati nel tempo

002 – Fucili da tiro eminentemente, ma parimenti fucili da caccia di altissimo livello tecnico e formale: una serie di sovrapposti con acciarini su piastre lunghe e a doppia stanghetta

003 – L’immagine è volutamente scura per dar modo di percepire i diversi piani prospettici e l’ombreggiatura nel piccolo particolare del raccordo a tutto sesto nel rinforzo laterale di bascula

004 – Tempo di beccacce e sulla piastra di questo fucile ne sono immortalate due in aspetto deliziosamente naturale. La scelta dei migliori incisori consente alla Perazzi di conferire ai propri fucili la veste degna di quanto racchiuso all’interno

005 – Un tempo prerogativa dei fucili cosiddetti da lavoro, soprattutto dei Maestri inglesi, oggi la tempera jaspée o tartarugatura è indice di classe elevata e di squisito “understatement”. Appannaggio di pochi artigiani eseguire toni cromatici e distribuzione dei colori dall’effetto così garbato 

006 – Una coppia di sovrapposti con incisioni e rimessi in oro, secondo il gusto di questi anni, nelle mani di Mauro e di Daniele Perazzi: si arriva già alla terza generazione ed è un piacere notarlo

007 – Un primo piano del sovrapposto High Tech S-20 realizzato specificatamente nel calibro cadetto, ovviamente con misure di bascula specifiche per la cameratura adottata. Canne in varie misure da 70 a 86 cm e strozzatori fissi da 8/10 e 10/10 oppure intercambiabili, batterie fisse con molle a spirale. In bella evidenza la ramponatura laterale

008 – L’immagine è colta fra le tante bellissime che contornano gli ambienti di ingresso della Perazzi: l’anno è il 2002 e l’ambiente non è il prodromo di un girone dantesco, ma una segheria, diremmo turca, dove si è al lavoro su un noce pluricentenario

009 – L’ambiente è il medesimo e Daniele Perazzi spicca davanti al taglio di un noce che, a nostro sommesso parere, veleggia intorno ai sei o sette secoli. Ne rimarranno le splendide vestigia nei tanti calci di stupenda bellezza che se ne ricaveranno

010 – Dal gigantesco noce ecco il prodotto finito sotto forma di calci per sovrapposti di aspetto stupendo

011 – La Perazzi segue con attenzione la via del vestiario e degli accessori proponendo una vasta scelta nell’abbigliamento e negli elementi che compongono e contengono l’attrezzatura del tiratore di pedana così come del cacciatore

012 – Molti colori, tutti assai gradevoli, ma il “Rosso Perazzi” pare per molti accessori la scelta più in sintonia con il marchio

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