Benelli Lupo: la prima carabina a ripetizione della Casa di Urbino

Canna liscia prima, canna rigata poi con le diverse serie dei semiautomatici ed ecco arrivato il momento di entrare nell’agone della tradizionale formula del fucile rigato a ripetizione ordinaria

Di Emanuele Tabasso

Benelli Lupo

Il brutto e fastidioso periodo della pandemia ha certo influenzato la data di presentazione della prima carabina a otturatore girevole scorrevole realizzata dalla Benelli, ma il tempo è arrivato ed è appagante osservare il recentissimo prodotto. Le prime caratteristiche che colpiscono sono ovviamente la linea e la finitura esterna: il fucile rigato deve avere un disegno complessivo dove alcuni punti fermi vanno rispettati, ma alla Benelli non possono certo fermarsi così perché è insita nel loro DNA industriale una personalizzazione che distingua un loro prodotto da quelli della concorrenza: e questo non si ferma a masse, volumi e disegno in generale, ma sconfina in maniera tecnica nella migliore ergonomia e in qualche particolare che ottimizzi la balistica. La finitura esterna poi, e intendiamo proprio le superfici soprattutto metalliche dell’arma, dovrebbero coniugare una marcata resistenza alle ossidazioni e all’usura con un aspetto formale che richiami classe ed eleganza. Molte produzioni attuali tengono a bada il primo dei compiti con quella finitura funzionale certo, ma opaca e un po’ ruvida che si accetta in esemplari dove il costo limitato giustifica tale soluzione. Da Benelli ci si aspetta altro e così il nuovo trattamento denominato Be.S.T. assicura una protezione ad ampio spettro contro ossidazioni e usura  regalando un’eleganza di aspetto che ricorda da vicino le migliori, ma delicate bruniture dei tempi passati. Una gradevolezza che catturerà l’attenzione degli appassionati dedita tanto al rendimento balistico quanto a qualcosa in più che gratifichi l’occhio e pure il tatto.

Castello e otturatore

Esaminiamo ora il castello cilindrico in acciaio: nell’anello sono ricavate le mortise per le alette di chiusura e la filettatura in cui si impegna il dado esagonale rastremato con cui viene fissata la canna. I fianchi arrotondati vedono a destra la finestra di espulsione, sufficientemente ampia per poter agire con le dita su una cartuccia mal posizionata, conservando tuttavia ampio materiale per garantire la rigidità. Il ponte chiuso presenta una notevole estensione avvolgente con la feritoia longitudinale per il passaggio del manubrio e, poco avanti, lo scasso laterale per il suo posizionamento in chiusura. Nel profilo tondo posteriore un rilievo angolato funge da contrasto col manubrio per l’estrazione primaria: acciaio su acciaio così si evitano usure premature. Nella parte spianata della calotta viene montata una base Picatinny, comoda per la pronta sistemazione dell’ottica. Dalla vista laterale si rileva un profilo sbieco raccordato in basso alla codetta posteriore dove si trova il tasto della sicura a due posizioni: inserita blocca scatto, percussore e manubrio. Questo determinante elemento ha un’integrazione: dietro al manubrio sporge una levetta che consente l’apertura dell’arma mantenendo attive le altre due funzioni. Si estrae così senza rischi la cartuccia eventualmente camerata. L’otturatore virtualmente cilindrico presenta un profilo concavo nella parte mediana inferiore: tale accorgimento dà maggior spazio alla cartuccia sporgente dal caricatore che assume una ridotta angolatura facilitando l’inserimento in camera. La testa mostra tre alette con il profilo esterno tondo che consente lavorazioni spedite e di massima precisione sulle macchine a controllo numerico: oltre a tale scelta per cui il movimento del manubrio si limita favorevolmente ai 60° troviamo il profondo ribasso della faccia a maggior supporto del fondello cartuccia, il foro rettificato per il passaggio del percussore, al suo fianco sporge il nottolino elastico dell’espulsore mentre l’unghia di estrazione è incassata nell’aletta alta destra: il movimento ortogonale e le pareti della sede impediscono scavallamenti dal solco di presa. Della parte mediana ci siamo già occupati e le immagini documentano efficacemente l’arguta soluzione. Passando alla parte posteriore si osserva il manubrio inserito a caldo nella propria sede, trovando pregevole la linea angolata e lo sviluppo dei profili giocato su sezioni ellittiche: arrotondare, con classe s’intende, i particolari che vengono in contatto con le mani è regola sempre valida sia per la funzione (uno spigolo prima o poi farà male) che per l’aspetto più suadente. Pensate al muso di un cane: attrae o intimorisce di più quello di un San Bernardo o quello di un Dobermann? Anche l’inconscio ha le sue regole. Sul finale arriviamo al tappo di coda realizzato con taglio a sbieco, consequenziale al profilo del castello in cui è situato. Sotto sporge una minuscola lamina lucidata con una barretta rossa: è il prolungamento del percussore e, quando sporge dalla propria sede, avvisa dello stato di armamento.

La giunzione tra meccanica e calciatura

Ricercando una precisione e una costanza di tiro al di sopra della media occorre prestare molta attenzione a come i due elementi si sposino. Il ritrovato di Benelli consiste nell’interposizione fra meccanica e calciatura in sintetico, di un telaio separato, ricavato da un estruso di Ergal in cui sono inclusi guardia e ponticello, garante della migliore stabilità fra i diversi punti di contatto, attuando soprattutto lo scarico delle forze tramite l’inserimento nell’apposita tasca praticata sotto all’anello del prisma sporgente fra i due punti apicali. Una brugola fissa stabilmente le due parti del fucile. Ancora un cenno al telaio separato da cui si prolunga indietro un’asta con funzione di tirante per la giunzione del calcio mentre davanti un foro filettato consente l’avvitamento di una brugola per trattenere l’asta sottocanna. Da tenere presente che la Casa prescrive un serraggio con chiave dinamometrica impostato a 8 kgm.

La canna

Vengono attualmente proposte due lunghezze di canna con 56 cm per i calibri .30-06 Sprg. .308 Win. .270 Win. e .243 Win. passando a 61 cm per il .300 Win. Mag. e per il 6,5 Creedmoor. Variano i passi secondo i calibri con il valore di 1:8” per il 6,5 CM con cui si stabilizzano i pesanti proiettili caratteristici di questa cartuccia, peculiari i 147 gr delle Hornady ELD-X, finalizzati al tiro a lunga distanza. La rigatura viene realizzata nell’ambito della Beretta Holding tramite rotomartellatura: a seguire, specificatamente in Benelli, le canne vengono sottoposte al trattamento criogenico finalizzato alla distensione delle fibre dopo la precedente lavorazione, all’indurimento della superficie migliorando le prestazioni di tiro ed elevando la durata operativa, terminando con il trattamento Be.S.T. riservato al mercato europeo: per quello statunitense viene proposta, a un costo minore, una brunitura tradizionale. Il montaggio è ovviamente flottante con la giunzione al castello tramite un dado esagonale conico con passo a vite. In volata è presente la filettatura, coperta da una flangia, per l’eventuale montaggio del freno di bocca o per il silenziatore, dove questo sia richiesto dalle regole vigenti. Opportuno il controllo della chiusura prima di iniziare i tiri, pena lo scadimento delle rosate: una minima goccia di colla assicura contro la maligna eventualità a cui, lì per lì, non si arriva cominciando a pensar male delle cartucce e della propria destrezza. Da ultimo annotiamo quel che oramai è d’uso secondo le abitudini statunitensi: l’abolizione delle mire metalliche.

La calciatura

Non si pensi che una calciatura tecnologica realizzata in polimero sia per forza poco bella: il risultato dello studio Benelli mostra una pregevole eleganza e una un’apprezzabile ergonomia con linee tese e superfici piane raccordate da profili arrotondati. Naturale la presa sull’impugnatura a pistola e sull’asta con sgusci longitudinali su cui le dita della mano debole serrano efficacemente: la padronanza nel brandeggio è assicurata così come il fondo ampio e quasi piano del fusto consente un sicuro appoggio nel tiro mirato. La possibilità di adattare la calciatura alla complessione del tiratore è un elemento fondamentale per riuscire a concentrare i colpi: sono fornite le piastrine per variare lunghezza e deviazione del calcio mentre il Combtech sottende tre naselli di spessore differente per sistemare la postura del viso e quindi dell’occhio in asse con l’ottica. Inoltre l’impianto Progressive Comfort dissipa l’energia dello sparo grazie a un sistema a pettine situato all’interno del calcio e collegato al calciolo in morbido materiale sintetico, anch’esso ad assorbimento di energia. Tale accorgimento consente di mantenere la massa del fucile in circa 3200 g, entità favorevole specie nelle lunghe camminate in montagna. In luogo del classico zigrino è presente l’Air Touch, una serie di incavi semisferici, mutuata dalle palline da golf, per cui si mantiene areata la mano e sicura la presa.

Caricatore e scatto

Il caricatore staccabile da cinque cartucce con sistemazione bifilare, una in meno nel magnum, viene stampato in polimero: l’alloggiamento nel fusto è bloccato da un dente con comodo tasto di svincolo anteriore e il profilo presenta solo due minime sporgenze anteriori. Parimenti facile l’inserimento delle cariche che avviene solo con pressione dall’alto: non ci sono punti di contrasto con le dita. Lo scatto diretto di chiara matrice statunitense è stato realizzato interamente in azienda prefissando il peso di sgancio fra i 990 e 2.000 g: al tiro risulta nitido e preciso grazie alla cura posta nella rigidità del complesso e nei piani di contrasto. Lo abbiamo ripetutamente provato e poi non abbiamo resistito a modificarne la taratura: tolto il caricatore si accede a una brugola interna per cui ad ogni registrazione si controlla immediatamente la grammatura raggiunta. Ci siamo fermati quando il nostro Lyman ha indicato 846 g: così ci appaga ancora di più.

Le prove di tiro

Le prove a fuoco ci hanno impegnato in alcune sessioni presso il poligono di tiro di Moiola (CN) e quello di Carrù (CN) con esiti brillanti prima ai 100 m dove una ricarica con palle KS da 127 gr ha fornito una pregevole rosata, poi a 300 m con le rosate riportate nelle immagini. In seguito abbiamo montato una fiammante ottica Burris Laserscope III verificando ancora la precisione del fucile e delle cariche originali Hornady o domestiche sempre con palla ELD-X da 147 gr spinta a circa 803 m/sec: anche a distanze di tante centinaia di metri il binomio ha prodotto risultati magnifici che verificheremo compiutamente in una prossima visita all’impianto di Pian Neirèt (TO) dotato delle metrature apposite. Per concludere desideriamo ancora porre in evidenza la fattura di ogni particolare: aprire e chiudere l’otturatore della Lupo chiarisce che ancor oggi un’industria può realizzare superfici che scivolino fra loro con quell’effetto chiamato un tempo “ghiaccio su ghiaccio”. I costi sono usualmente invocati quando si tralasciano simili particolari: bene, la nuova Benelli è posta in vendita sul mercato interno a 1.900,00 €. Il nostro commento è superfluo.

Didascalie

001 – (apertura) La Benelli Lupo con il nuovo cannocchiale Burris Laserscope III. L’insieme risulta molto gradevole, nonostante la discreta massa dell’ottica, e le linee del fucile sono innovative e accattivanti

002 – La parte apicale del castello con la segnalazione del percussore armato. Dietro è posto il tasto della sicura a due posizioni che blocca tutto

003 – Con la sicura inserita si può aprire l’otturatore agendo sulla levetta posta dietro allo scasso per il manubrio dell’otturatore

004 – Omissis

005 – La guardia in lega di alluminio presenta una linea gradevole e innovativa, in assonanza con tutta la calciatura: all’interno sporge il grilletto con la superficie di appoggio rigata

006 – L’asta con profilature adatte sia al tiro di imbraccio come a quello di posizione viene realizzata per consentire alla canna di rimanere del tutto flottante

007 – Il vivo di volata, punto esiziale per la precisione di tiro, qui è protetto da un ribasso esterno e un invito conico più interno. Si nota l’anello avvitato sulla volata che sottende una filettatura pronta a ricevere un freno di bocca o un silenziatore (dove concesso)

008 – Classiche e funzionali le linee del calcio previsto per variazioni consone al tiratore: il dorso/nasello sostituibile con altri di diversa altezza, alla base dell’impugnatura a pistola si possono interporre piastrine variando lunghezza e vantaggio

009 – La dicitura Progressive Comfort impressa sull’impianto ad assorbimento di energia connesso al calciolo

010 – Esterno del caricatore con il tasto per lo svincolo

011 – Il caricatore bifilare in sintetico con due cartucce del 6,5 Creedmoor

012 – L’otturatore cilindrico viene incavato nella parte mediana per mantenere una posizione più elevata della cartuccia sporgente dal caricatore: si minimizza l’angolatura per l’inserimento in camera

013 – La raffinata lavorazione si percepisce compiutamente in questa immagine della testa con le tre alette di chiusura, il ribasso della faccia con la bisellatura di invito, l’unghia a moto ortogonale incassata in una delle alette, il foro del percussore affiancato dal nottolino elastico dell’espulsore

014 – Il ponte molto allungato vede la parte cilindrica chiusa, a seguire la sede del braccetto dell’otturatore e, in alto, la fresatura longitudinale per il suo passaggio. All’interno e contrapposto il dente di fondo corsa: lo svicolo è affidato a una levetta a bilanciere esterna

015 – Una rosata di tre colpi a 100 m con cartucce ricaricate e palla KS da 127 grani: il lato dei quadratini di fondo è 1” ovvero 2,54 cm

016 – Tre colpi a 300 m con ricariche dotate di palla Hornady ELD-X da 147 gr.

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