Beretta BRX1 in .308 Win.

In quest’ultimo scorcio dell’anno la Beretta ha compiuto un passo storico presentando al pubblico la sua prima carabina dotata di alcune caratteristiche del tutto peculiari e del movimento in linea

Di Emanuele Tabasso

Beretta BRX1

La Beretta non è certo nuova alle canne lunghe rigate pur se nel settore venatorio questa BRX1 risulta essere la prima interamente progettata dall’azienda facendo tesoro degli studi e delle realizzazioni per impiego militare. Oggi tuttavia si è sentita la voglia d’inserirsi nell’agone delle carabine da caccia e di procedere con una meccanica che, almeno in Europa, si è affermata con un marcato seguito di clientela. Parliamo del movimento in linea, e per chi non può fare a meno dell’inglese, dello straight pull, una soluzione cara un tempo all’Imperial Regio Esercito asburgico e a  quello della Confederazione Elvetica, solo per citare gli esempi più noti ai cultori della Storia armiera. La spinta è avvenuta con il variare dei modi di caccia: la braccata all’italiana o la seguita alla tedesca impongono tiri a bersagli in più o meno rapido movimento e la carabina semiautomatica si è diffusa rapidamente qui da noi mentre in Germania non viene ammessa Si è così favorito lo studio di nuove meccaniche in linea, più rapide nel riarmo di un tradizionale impianto girevole scorrevole, il bolt action, penalizzato proprio nei tiri veloci. Le soluzioni a cui si è addivenuti comprendono usualmente la canna intercambiabile e quindi la chiusura diretta fra otturatore e culatta della canna stessa con il risvolto positivo di una notevole precisione intrinseca così che tale impianto, nato per la caccia a distanza ravvicinata per la sua celerità di riarmo, si è mostrato eccellente anche sui tiri lunghi. Le soluzioni tecniche escogitate dalla Beretta aggiungono ulteriori caratteristiche che osserviamo qui di seguito.

Le prerogative della BRX1  

Il primo approccio visivo dà la sensazione di un fucile molto compatto e grintoso, e la realtà è proprio tale. Il castello in acciaio comprende la culla a V, dove si appoggia la canna, e il prisma di scarico delle forze: il trattamento superficiale contempla un riporto di lega di alluminio anodizzato dall’aspetto identico a quello del metallo sottostante. Va da sé che la finitura preventiva debba risultare priva di qualsiasi imperfezione. Con tale sistema di giunzione lo smontaggio e il rimontaggio non pongono problemi per il ripristino della posizione, con il mantenimento della taratura originaria dell’arma. La canna e la camera di cartuccia sono ricavate in un’unica lavorazione di rotomartellatura a freddo su un acciaio premium quindi dotato delle migliori qualità intrinseche per il lavoro da assolvere. La parte superiore della culatta integra una slitta tipo Picatinny per una facile sistemazione di uno dei tanti sistemi di puntamento optoelettronici. In volata è praticata una filettatura, coperta da un tappo a vite, per il montaggio di un soppressori di suono o di un freno di bocca. Diverse le lunghezze proposte con 51 0 57 cm per i calibri standard (20” o 22,5”) e 62 cm (24,5”) per il magnum. All’interno della culatta vengono poi praticate le mortise per la chiusura e così passiamo a esaminare l’otturatore: anch’esso viene ricavato da una barra di acciaio speciale e composto da più particolari interagenti fra loro. Nella testina si osservano le otto alette su di un unico rango: sono ovviamente piuttosto sottili, ma lunghe così da offrire un elevato contrasto meccanico nel verso della forza applicata; il numero poi riduce l’angolo di rotazione a soli 22,5° con un breve e contenuto movimento di rototraslazione. Nella faccia molto infossata, per meglio supportare il fondello cartuccia, si osservano il foro rettificato del percussore, il nottolino elastico di espulsione e l’unghia di presa per l’estrazione, tozza e robusta incassata nella corona periferica e con movimento pivotante. Ai quattro calibri normali, .243 Win. – .270 Win. – .308 Win. – .30-06 Sprg. si aggiunge il .300 Win. Mag. e qui, oltre alla canna, va sostituita proprio la testina dell’otturatore con quella dotata di sedici alette poste su due ranghi: si adegua la tenuta alla maggior pressione in gioco senza dover variare il cinematismo. Da notare ancora come il manubrio sia fisso sul proprio asse e compia solo il movimento longitudinale: l’ingegnoso sistema Beretta si rifà in qualche modo agli studi e alle realizzazioni di armi automatiche militari di cui la Casa di Gardone è un epigono a livello mondiale. Tolto dalle guide di scorrimento l’insieme otturatore e portaotturatore si accede alle soluzioni ingegnose del progetto.   

Versatilità come punto base

Scomponiamo il complesso di chiusura dopo averlo estratto dalla propria sede premendo un tasto rigato posto a sinistra del porta otturatore. Uno dopo l’altro separiamo il manubrio e successivamente i tre pezzi di cui è composto l’otturatore: in evidenza nel corpo intermedio un piolo a molla che funge da elemento di vincolo, premendolo si separano i pezzi, e svolge inoltre la funzione di contrasto con una camma attuando nella traslazione la rotazione della testina. Quest’ultima viene fissata con un incastro a T al suo supporto. Qui appare la versatilità del nuovo fucile: passa da destro a mancino semplicemente giuntando la testina alla propria base dopo averla ruotata di 180° e reinserendo il manubrio dalla parte opposta, tutto senza necessità di attrezzi, solo con un ben studiato gioco di incastri. Va di conseguenza che gli spostamenti attuati offrano la manovra di armamento con la sinistra e insieme l’espulsione del bossolo dalla stessa parte: un vantaggio notevole.

Altri particolari

Il pacchetto di scatto inserito nel fusto rivela buona sostanza proponendo i leveraggi ricavati per tranciatura da spessa lamiera di acciaio e corretta levigatura finale. Il grilletto singolo è ben posizionato nell’ampia guardia dove si può agire anche con i guanti, e tre pesi di sgancio predeterminati con spaziatura fra i 950 e i 1500 grammi consentono di sfruttare l’azione diretta apprezzandone pulizia e nitidezza sia nel tiro in movimento che in quello più esigente del bersaglio fermo sulla lunga distanza. La sicura è un ampio tasto, posto sulla codetta della culatta mobile, quindi anch’essa funzionale a destri e mancini: ottime le tre posizioni con fuoco, blocco di percussione e scatto, blocco di tutto manubrio compreso. Scarrellare per estrarre dalla camera la cartuccia non sparata avviene quindi con la massima tranquillità. Il caricatore in sintetico da 5 colpi si fa subito notare per il vistoso colore arancione: quand’è inserito spiccano dal fusto le due alette di svincolo mentre se cade a terra risulta ben visibile in ogni condizione. Il peso è pari a 3,3 kg con canna da 57 cm, la lunghezza è di 1095 mm, sempre con 57 cm di canna, e di 1145 con quella da 62 cm mentre lo spessore, manubrio incluso, è di 84 mm. La calciatura presenta i due pioli per l’aggancio della cinghia e i campi di presa corrugati nell’asta e nella confortevole impugnatura a pistola. Il calciolo sostituibile determina la distanza fra sé e il grilletto ponendo la gran parte degli utilizzatori nella miglior condizione di imbracciatura.

Per concludere

Confidiamo di aver esposto la tante e interessanti caratteristiche di questa prima carabina Beretta, senza dimenticare la quotazione pari a 1.549,00 € che, detto sommessamente, ci pare oltremodo interessante: quel che ancora non ci riesce di esprime nello scritto è la maneggevolezza dell’arma, anche con la sostanziosa ottica, polivalente e di elevata caratura, come la Steiner Ranger 4 con valori 6-24×56. Quello che poi va provato e apprezzato dal vivo è il suono della meccanica insieme alla sua scioltezza: apparteniamo a quella generazione a cui certe finezze, che derivano da un ottimo abbinamento fra progetto, materiali ed esecuzione  concede ancora delle sensazioni che esaltano e completano la sostanza.

Un grazie sentito all’amico Carlo Bonardo (Armeria Bonardo BRA (CN) – 0172 44200 – ) per aver messo a disposizione il BRX1 per il servizio fotografico

Didascalia

001 – (apertura) – Il fianco sinistro dell’arma: nel servizio fotografico il manubrio rimane su tale parte del fucile per evidenziarne la peculiarità dell’essere ambidestro

002 – La culatta mobile retratta mostra la testina dell’otturatore e, nel porta otturatore, il tasto rigato per lo smontaggio

003 – L’ampia guardia dal moderno disegno racchiude il grilletto arcuato e con superficie di appoggio rigata: la posizione arretrata consente un corretto ingaggio anche a chi abbia mani corte

004 – Il tasto della sicura, inserito nella culatta mobile, sottende tre posizioni con fuoco, blocco di scatto e percussione e blocco totale, manubrio compreso. E’ così possibile scarrellare estraendo la cartuccia camerata in piena tranquillità

005 – Nel fianco destro della culatta mobile si nota la sezione prismatica del manubrio, inserito al momento dal fianco opposto. Anteriormente spicca il logo aziendale sul blocco di supporto per la canna. Dal fusto sporge una delle due alette arancioni per lo svincolo del caricatore

006 – Nel fusto in sintetico si trovano le guide di scorrimento della culatta mobile e, al centro, il gruppo di scatto

007 – Il caricatore in materiale sintetico contiene 5 cartucce. La vistosa livrea arancione ne consente il facile recupero se cade a terra tra frasche e fogliame. L’assenza di spigoli ne permette lo stivaggio in una tasca della cacciatora, pronto all’impiego

008 – L’ottica Steiner Ranger 4 con valori 6-24×56, illuminato e con correttore della parallasse, si rivela un eccellente strumento per ogni situazione, venatoria o di poligono

009 – Svincolata dall’arma ecco la culatta mobile dove sono compresi il porta otturatore, l’otturatore con la testina mobile e il percussore

010 – Prima fase dello smontaggio del complesso di otturazione. In evidenza il piolo e la pista a camme in cui agisce per la rotazione della testina

011 – Seconda fase di smontaggio: il piolo ha una base elastica per svincolarlo manualmente dalla sua pista, la testina un incastro a T per variare a piacimento l’espulsione a destra o a sinistra del bossolo

012 – La vista ravvicinata dei particolari sopra descritti: tutto semplice, intuitivo e su cui agire senza attrezzi

013 – La faccia infossata dell’otturatore sostiene il fondello della cartuccia. Al foro del percussore si affianca il nottolino elastico dell’espulsore. Nello spessore della corona circolare viene incassata l’unghia di estrazione. Le otto alette sono estese in lunghezza per contrastare efficacemente l’energia allo sparo

014 – (vista intera – da scontornare)

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