Browning Maral: il riarmo assistito – approfondimenti

Gli usi di caccia vigenti in alcune zone non prevedono l’impiego dei semiautomatici rigati e così la Casa di Herstal ha messo in campo un ingegnoso sistema per velocizzare il suo tradizionale movimento in linea

di Emanuele Tabasso

Browning Maral

Sorto un problema se ne trova la soluzione. Così è stato considerando l’ostracismo ai semiautomatici rigati espresso dagli organismi venatori tedeschi per la caccia agli ungulati: non sono i soli a seguire questa traccia così alcune riserve italiane richiedono il due canne rigate o la carabina a ripetizione manuale. Alla celerità e sicurezza di sparo di doppiette e  sovrapposti rigati l’azione tipo Mauser con otturatore girevole scorrevole presenta qualche difficoltà per un rapido riarmo quale richiesto dall’ungulato in fuga. Mettiamo pure che la caccia nelle foreste germaniche si svolga in maniera diversa dall’italica braccata: qui la muta dei cani incalza solitamente da presso il cinghiale che, quando parte, va di gran carriera sfruttando la velocità per schivare cani e pallottole. In terra tedesca usualmente i cani sono pochissimi, quasi sempre i piccoli, tenaci e coraggiosissimi Jagd Terrier, che trottano nel sottobosco sospingendo a distanza tutti gli ungulati presenti in direzione delle poste. In simili frangenti il riarmo ha un po’ più di respiro, ma sappiamo bene come il selvatico abbia innato il senso di defilarsi tra piante e cespugli, quindi in definitiva il tempo di sparo di un paio o una terna di colpi rimane esiguo. Ecco che sono nati alcuni fucili dotati del movimento in linea, sicuramente un punto a favore nel dover impiegare tale sistema. La FN Browning, antesignana del fucile semiauto rigato già all’epoca fra le due guerre mondiali, lo è stata nuovamente a partire dal 1966 con il suo BAR, la pietra di paragone con cui si confronta ogni altra produzione moderna di tale impostazione tecnica: considerando la particolare richiesta dello specifico mercato la soluzione era di applicare un movimento in linea alla meccanica del BAR, annullando la presa di gas all’origine del semiautomatismo. Un manubrio era sufficiente a conseguire lo scopo: la retrazione e la successiva spinta in avanti del carrello facevano compiere all’otturatore la rotazione necessaria allo svincolo delle alette, estrazione ed espulsione, riarmo del cane, prelievo della cartuccia dal caricatore e cameratura con bloccaggio finale. Acera è il nome del fucile così concepito apparso alcuni anni addietro: per la verità non ha riscosso, almeno qui da noi, lo sperato successo di vendite. A Herstal ci hanno rimuginato un po’ su considerando come un meccanismo per favorire, non per attuare il va e vieni sarebbe stato ben accetto e innovativo: gli studi per il nuovo marchingegno hanno prodotto il Browning Maral.

La soluzione appropriata

In altra occasione abbiamo illustrato a fondo il Browning BAR Mk3 e, poco sopra, abbiamo ripercorso i punti salienti di tale meccanica compiendo un ripasso sull’Acera, analoga salvo il semiautomatismo, a quella del BAR: non crediamo sia il caso di riproporre il complesso di questo recente prodotto, che segue in tutto e per tutto quanto già detto. Focalizziamo invece l’attenzione sull’impianto meccanico depositario di un ruolo interessante per facilitare il lavoro di riarmo, mantenendo sempre la classificazione del fucile fra quelli a ripetizione manuale, quindi perfettamente usabili nelle zone dove i semiauto sono proibiti o comunque sconsigliati da un certo garbo venatorio.

Analizziamo i movimenti da compiere per i destrimani: pressione sul grilletto, sparo, spostamento della mano dx dall’impugnatura a pistola alla nocca sferica del manubrio. Questo particolare viene a trovarsi sopra la guardia grazie a un braccetto sagomato in tondino di acciaio, innestato perpendicolarmente nel cilindro otturatore a allungato indietro con una piega finale verso il basso: ci permettiamo di sussurrare come non sia una meraviglia estetica, ma non sapremmo indicare una soluzione migliore che conservi la funzionalità ottimale di questa. Riprendiamo lo scorrimento dell’ideale filmato con la sequenza del ciclo: ritraendo il manubrio il carrello ha compiuto la prima parte della sua corsa retrograda e, grazie all’interazione fra un piolo e una pista a camme, la testina dell’otturatore è ruotata svincolando le sette alette dalle mortise praticate nella culatta della canna; in sequenza carrello e otturatore arrivano a fondo corsa dopo che il bossolo spento è stato espulso grazie al preciso lavoro dell’unghia estrattrice e del nottolino elastico di eiezione. Ora si abbandona la presa sul pomello del manubrio e senza un ulteriore intervento manuale il complesso avanza prelevando l’eventuale cartuccia dal caricatore, camerandola e andando in chiusura. Quest’ultimo movimento è generato dal sistema che ora proponiamo: asportando l’asta sotto canna poniamo in vista un curioso marchingegno composto da un prisma a profili smussati che contiene una coppia di rocchetti posti in tandem su cui sono avvolte due molle a nastro: le loro estremità sono fissate con un quadrello al supporto che nel BAR sostiene la presa di gas, giuntato alla canna da incastri a coda di rondine e con funzione di aggancio per l’astina. Lo scatolato con le molle è collegato al carrello portaotturatore da due biellette analoghe a quelle del meccanismo a presa di gas: qui il movimento è dato dalla retrazione del manubrio che fa retrocedere il complesso mettendo in estensione le due molle sovrapposte. Considerando come la regola imponga il movimento manuale in apertura, mentre nulla esplicita sul ritorno in batteria, ecco che la soluzione del Maral è aderente a tale spirito: il risvolto positivo si evidenzia nella celerità di manovra e nel minimo spostamento della mano forte dall’impugnatura a pistola. La forza dei due nastri elastici messi in estensione riporta prontamente il complesso in chiusura senza bisogno di accompagnamento, così la mano sarà immediatamente riposizionata e pronta al colpo successivo. L’armamento della batteria gode dell’usuale impianto manuale, svincolato dal moto dell’otturatore a garanzia di massima sicurezza: non ci stancheremo tuttavia di raccomandare la dovuta attenzione riportando il tasto a slitta in posizione di riposo quando non si è sparato il colpo per cui ci si era preparati.

Castello, canna, scatto e caricatore

Il castello ricavato da un estruso di Ergal, analogo a quello del BAR, è del tipo chiuso  conferendo sicurezza strutturale e sottraendo alla vista il movimento del carrello, elemento fastidioso quando si ripetono i colpi mantenendosi in punteria. La chiusura dell’otturatore avviene direttamente nelle mortise ricavate nella culatta della canna: questa presenta una lunghezza di 56 cm con profilo cilindro conico nel primo terzo e poi scanalato. La misura è adeguata ai tiri medio corti con il calibro .30-06 Sprg. e alla maneggevolezza, fattore importante in questa tipologia di fucili. Da segnalare la foratura ottenuta con un particolare attrezzo, la fresa di testa, ideato dall’azienda di Herstal: la notevole precisione esecutiva e una congrua vita operativa hanno consigliato diversi produttori ad adottare tale sistema. Il vivo di volata con l’egresso delle quattro righe viene protetto da un ribasso ad anello. Abbiamo accennato alla batteria asservita al sistema manualementre il gruppo di scatto è raccolto in un telaio incastrato nel castello e fermato da due spine passanti: comodo per la pulizia. Il movimento del cane è affidato a due molle parallele e il grilletto singolo agisce sullo sgancio diretto con una taratura ottimale sia per il peso, intorno ai 1.500 g, che per la corsa di svincolo; ci si trova a proprio agio nel tiro alla corsa come in quello a fermo dove la precisione del Maral non fa rimpiangere una carabina con movimento girevole scorrevole. Il caricatore di solida costruzione vede il fondello esterno e la suola elevatrice in polimero, le parti interne in acciaio con pliche per trattenere le cartucce evitando affungamenti delle ogive: i labbri spessi e bisellati non patiscono inevitabili cadute e non offendono le dita nell’inserimento delle cariche. Pratico l’aggancio al castello e il tasto arcuato per lo svincolo.

La calciatura e la prova

La calciatura dalle sostanziose forme ergonomiche viene ricavata da noce di grado 3 dotato di  compattezza esemplare e andamento di vena di particolare bellezza. Dal nasello  evidenziato dai due sgusci laterali molto incavati si allunga il profilo del dorso di notevole spessore e il rilievo dell’appoggia guancia per un confortevole appoggio del viso. L’impugnatura a pistola allungata consente una presa sicura per mani di ogni dimensione. L’asta sotto canna si concede una modernità di profili nella giunzione con il castello: nello sviluppo rientra in canoni estetici e funzionali con sezione tondeggiante, fianchi spianati e apice smussato per consentire una presa sicura nel tiro in brandeggio o un appoggio fermo in quello mirato. La punteria vede una mezza bindella sopraelevata da battura con pista bianca centrale e tacca a V con due riferimenti in traslucido verde; si abbina al mirino su zoccolo realizzato con cilindretto rosso dello stesso materiale. Per entrambi sono previste fini regolazioni. Non mancano ovviamente i grani a vite per il montaggio delle mire ottiche: oggi la Browning offre la possibilità di un sistema di aggancio per disporre di due sistemi pretarati come un punto rosso o un cannocchiale variabile la cui sostituzione avviene sul campo e in meno di un minuto.

Nel tiro abbiamo voluto provare la ripetizione rapida simulando, anche nel bersaglio, il tiro a un cinghiale mentre nel mirato non ci siamo accontentati dei classici 100 m, ma abbiamo voluto sondare anche i 200 m. L’amico Carlo ha montato un’ottica Miroku 3-9×40, datata,  funzionale e facente parte del Gruppo BWMI, mentre abbiamo impiegato le cartucce Federal Power Shok con palla PSP da 150 gr, distribuite dalla Bignami di Ora (BZ) rivelatesi assai congeniali al fucile. I risultati sono espressi dalle immagini a corredo del brano e già qui anticipiamo come la prova di tiro celere, sparando in piedi a circa 45 m su bersaglio statico di cinghiale, veda 3 colpi su 12 fuori dalla mostrina centrale, segno che il braccio iniziava a stancarsi: un buon cane da traccia sarebbe servito. Nel mirato con appoggio il bersaglio a 100 m vede tre colpi in 15 mm e quello a 200 m tre colpi in un rettangolo di 12×33 mm quindi in 0,53 e 0,59 MOA. Le sensazioni si possono soltanto descrivere e diamo conto, anche se lo riteniamo superfluo, della perfetta rispondenza di ogni particolare, dalla scorrevolezza del carrello otturatore alla pulizia dello scatto, dalla dolcezza di armamento della batteria alla praticità dell’inserimento cartucce nel caricatore e di questo nella propria sede e soprattutto dell’equilibrio statico e dinamico del fucile. Superfluo abbiamo detto perché da sempre la Casa di Herstal abbina alla funzione la piacevolezza di impiego delle proprie armi.

Questa proposta di Browning per una carabina a ripetizione manuale è ingegnosa e soddisfacente: a nostro avviso merita una diffusione notevole anche in virtù di una quotazione abbordabile. Per chi poi ha vastità di orizzonti in ambito venatorio avanziamo il suggerimento di affiancare il Maral al classico BAR che molti hanno in uso corrente: si sarà così avvantaggiati dall’uguale impostazione tecnica e formale, potendo accedere a ogni ambito di caccia rispettando regole e costumi.

Scheda Tecnica Browning Maral

Costruttore: Browning International S.A. – Parc industriel des Hautes Sarts, 3e Avenue, 25, B-4040 Herstal (Belgio) – Tel +32(0)4.2405211 – Fax +32(0)4.2405212 – www.browning-int.com – montaggio realizzato nello stabilimento in Portogallo

Importatore: BWMI Italia – Via Parte – Marcheno (BS) fax 030 – 8960236  – 

Modello: Maral

Tipo: fucile a canna rigata con riarmo in linea assistito

Calibro: .30-06 Sprg.

Funzionamento: retrazione manuale dell’otturatore e avanzamento assistito da due molle a nastro spiralate

Castello: di tipo chiuso ricavato da un estruso in Ergal fresato

Otturatore: in due parti con testina anteriore a sette alette

Canna: scanalata e lunga cm 56 con 4 righe destrorse passo 1/12 – montaggio flottante

Percussore: flottante, interno all’otturatore, con molla elicoidale

Alimentazione: caricatore a pacchetto staccabile da 3 cartucce realizzato in lamiera di acciaio imbutita e polimero (altri a richiesta)

Congegno di armamento e scatto: armamento con tasto sul codolo di culatta, gruppo scatto in polimero con parti interne in acciaio – grilletto singolo e scatto diretto, cane con due molle elicoidali parallele

Estrattore: a unghia con movimento ortogonale e molla di registro a filo avvolta sulla base della testa e passata sotto a una terna di alette

Espulsore: pistoncino a molla nella faccia dell’otturatore

Linea di mira: mezza bindella da battuta con traccia centrale bianca, punti di riferimento in fibra ottica verde sulla tacca e mirino regolabile in fibra ottica rossa

Attacchi ottica: fori con grani a vite sul cielo del castello

Sicurezza: assente, il sistema di armamento manuale funge da sicura

Calciatura: in due parti in legno di noce grado 3 – impugnatura a pistola e sotto canna sagomato – campi di presa con zigrino – calciolo Inflex ad assorbimento del rinculo – piastrine di variazione di piega sostituibili

Finiture: brunitura delle parti meccaniche – calciatura finita con vernice a olio

Lunghezza totale: 110 cm

Accessori: valigetta rigida –spessori per variazione piega del calcio – chiave smontaggio

Peso: 3300 g circa senza ottica

Prezzo indicativo: 2.549,00 €

Didascalie Browning Maral

001 – (apertura)

002 – L’impostazione ricalca quella del semiautomatico BAR e solo il lungo manubrio dell’otturatore evidenzia la differenza

003 – Con il caricatore vuoto l’otturatore rimane in apertura segnalando la situazione. Inoltre favorisce le operazioni  di pulizia della canna

004 – Il tasto a slitta per l’armamento della batteria che, come d’uso oramai generalizzato, è separato dalla manovra dell’otturatore: qui è in posizione di riposo

005 – La spinta avanti del tasto scopre un bollo rosso che indica la batteria armata: il bottone superiore serve a riportare il meccanismo in posizione di disarmo

006 – Tolto il calcio si accede al meccanismo di armamento, qui in posizione di riposo

007 – Ancora il leveraggio di armamento della batteria qui armata e pronta al fuoco se c’è una cartuccia in camera

008 – Il gruppo batteria e scatto è inglobato nell’insieme comprendente la guardia e il grilletto: davanti al rebbio anteriore si nota il tasto arcuato per lo svincolo del caricatore

009 – Nel gruppo batteria e scatto risultano evidenti il cane, con le due molle cinetiche parallele, e la tavola di sgancio. A fianco sono poste le due spine per il fissaggio del complesso al castello

010 – L’attrezzo della Lyman per misurare il peso di sgancio: ecco la media su sette prove. Quel che va aggiunto a tale entità perfettamente adeguata al tipo di arma, è la costanza nell’azione con assenza di filature, grattamenti, collasso di retroscatto: insomma un meccanismo degno della Casa

011 – La mezza bindella da battuta con la pista mediana bianca e la tacca di mira con i due punti laterali in traslucido di colore verde

012 – Il mirino sempre in materiale traslucido, ma di colore rosso, è ingabbiato in un supporto basculante consentendo le regolazioni in elevazione mentre quelle in deriva sono assicurate dallo spostamento della base sullo zoccolo di supporto

013 – Il contenitore dell’impianto di riarmo assistito ha forma prismatica ed è fissato sotto alla canna: si osserva una delle due aste che collegano il meccanismo all’otturatore

014 – Nel particolare si notano da sx i due nastri in acciaio armonico color ottone avvolti sui loro rulli e fissati, a dx, alla piastrina con riscontro saldato alla canna

015 – Nella vista dal basso sono evidenti i due rulli di avvolgimento delle piattelline elastiche che assicurano il ritorno automatico dell’otturatore

016 – Il calcio di un noce particolarmente bello mostra dimensioni sostanziose, linee eleganti e funzionali con impugnatura a pistola, dorso alto e appoggia guancia rilevato, calciolo Inflex che scosta il legno dal viso al momento dello sparo

017 – L’astina prismatica affusolata consente una salda presa per il tiro in movimento e un valido appoggio  per quello a fermo

018 – Tre delle sette alette poste nella testa dell’otturatore: costituiscono un vincolo eccellente allo sparo e un’ottima rapidità di apertura

019 – Parte dei recessi delle alette di chiusura ricavate direttamente nella culatta della canna

020 – Il caricatore in lamiera di acciaio imbutita presenta una robustezza inusitata e viene incastrato nel supporto in sintetico. La suola elevatrice in brillante colore verde segnala alla vista l’assenza di cartucce

021 – Il caricatore con le cartucce: sul davanti si nota l’incavo di aggancio al castello

022 – 023 – (viste intere da scontornare)

024 – Carlo all’opera nel momento di massima retrazione dell’otturatore e un attimo prima di lasciare la manetta per il ritorno automatico in chiusura

025 – Una serie di dodici colpi sparati in rapida successione dalla posizione in piedi e a braccio sciolto dalla distanza di 45 metri

026 – Tre colpi in mirato a 100 metri con cartucce Federal stanno in 15 mm, quindi in 0,53 MOA

027 – Le cartucce Federal Power Shok® distribuite dalla Bignami di Ora (BZ) uniscono ottime prestazioni a un prezzo assai favorevole

028 – I tre colpi sparati a 200 m sono compresi in un rettangolo di 12×33 mm e 0,59 MOA.

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