Burris Laserscope III: come prendo le misure

Il calcolo della parabola di un proiettile in rapporto alla distanza e all’angolo di sito si pone come l’essenza per riuscire nell’intento di piazzare la palla nel bersaglio e a tali fattori primari se ne aggiungono altri come la quota e il vento laterale

Di Emanuele Tabasso

Burris Laserscope III

Abbiamo da poco provato l’ultima versione di uno strumento apparso oramai da diversi anni sul nostro mercato: il cannocchiale da puntamento Burris Ballistic Laserscope III con valori 4-16×50. Il nostro primo contatto con questo innovativo prodotto risale alla prima versione, già molto interessante, e da queste siamo direttamente passati alla terza variante, compendio delle esperienze sommate dalla Casa produttrice che, rammentiamo con piacere, fa parte della Beretta Holding. Il tiro alla selvaggina che si propone normalmente a lunga distanza  e sottendendo fra sé e il cacciatore dislivelli marcati risulta sempre foriero di difficoltà per i calcoli da effettuare in base alla traiettoria del proiettile, parametrata alla metratura e all’angolo di sito; a questi fattori, che definiremmo primari, si aggiunge il differenziale di quota tra il luogo di taratura e quello effettivo di tiro senza poi dimenticare lo scostamento laterale dovuto alla presenza del vento.

Per molti anni l’occhio e la conoscenza dei siti davano quelle indicazioni di massima, l’ausilio poi di un telemetro Wild a sovrapposizione di immagine escludeva quegli svarioni che capitano specie quando fra punto di sparo e bersaglio si frapponga il vuoto di una valletta, ma la chiave di volta per la riuscita era la scelta di un fucile dalla rosata molto stretta: per noi è stato per tanto tempo un magnifico Sauer 80 con canna da 66 cm, camerato per una cartuccia radente, costante, precisa come il 7 mm Rem. Mag. ricaricata dal Maestro con la palla Nosler Ballistic Tip da 140 gr spinta a 1025 m/sec con le temperature autunnali. Tarando allora a Codogno, unico poligono per noi accessibile con i 300 m, non si seguiva la regola tedesca della GEE che prevede nella traiettoria un alzo massimo di 4 cm, ma ci tenevamo più alti con un abbassamento ai 300 m di circa 5 cm. Si corre qualche rischio di volare, come si dice in gergo, il selvatico a distanza medio breve e ricordiamo una bella femmina di camoscio, a 120 m nella neve, tirata seduti a cavalcioni di una pietra con le gambe penzoloni nel vuoto (brutta sensazione) e un marcato angolo di sito in basso (circa -25°) così che il problema aggiuntivo era di tener il fucile ben contro la spalla: dopo il colpo passatole ampiamente sopra il dorso ci aveva guardati un momento per poi dileguarsi. Era l’ultimo giorno e quell’anno rimanemmo a bocca asciutta. Tuttavia per il resto questo insieme ha funzionato con pregi entusiasmanti e solo i valori dell’ottica, una pregevole Nickel limitata al 6×42, a un certo punto ci hanno convinto a cambiare passando a una Mauser 94 e canna da 61 cm, dotata di un superbo Schmidt & Bender 2,5-10×56: sempre lo stesso calibro ma ricariche con palla Hornady A-Max da 162 gr spinta a circa 923 m/sec.

Quel che viene dopo

L’elettronica applicata alle ottiche ha compiuto rapidamente passi da gigante e i telemetri laser sono apparsi sul mercato proposti dalle maggiori Case del settore: alla rilevazione della distanza si è sommata subito quella del perfido angolo di sito, responsabile di tante padelle, e così si legge nello strumento la distanza compensata. Tali impianti possono essere apparecchi a sé stanti o inseriti nel binocolo: occorre ovviamente ricordare l’andamento di traiettoria per mettere la croce nel punto favorevole. L’idea magistrale della Burris è stata di abbinare al doppio rilevamento distanza e angolo di sito lo spostamento del riferimento entro l’ottica. Ferma restando la croce incisa sulla lente, necessaria per la messa a zero a 100 metri (o iarde secondo le preferenze) un pallino luminoso si accende lì al centro e, aumentando la distanza del bersaglio, man mano scende lungo la barretta verticale in rapporto alla valutazione eseguita dal calcolatore interno. Il pallino luminoso quindi diviene il riferimento diretto, sostitutivo della croce, da porre sul soggetto.

Facciamo grazia a chi amabilmente ci segue del processo di taratura, per altro molto ben spiegato nelle istruzioni: un poco di pazienza, quella che hanno solitamente Carlo, il Maestro, e Fabio, conoscendo i dati della palla (nome e cognome… ovvero marca e modello) con particolare riferimento al coefficiente balistico, nel nostro caso la Hornady ELD-X, il peso di 147 gr per il calibro 6,5 mm (.264”) e la V/0 da 802 m/sec, analoga al caricamento di fabbrica, si arriva alla taratura dell’impianto agendo sui quattro tasti in croce osservabili sul fianco sinistro del cannocchiale. In particolare vanno inseriti manualmente i valori della caduta in pollici del proiettile a 750 iarde e il suo coefficiente balistico. Il resto, passo dopo passo, lo perfeziona il processore. Fatto questo non ci sono altre correzioni da apportare, se non quella della parallasse affidata alla ghiera posta attorno all’obiettivo.  

Le utili migliorie

Se tutto questo pareva già abbastanza ai primi possessori del Laserscope non così è stato per il fabbricante: nel modello odierno notiamo alcune interessanti e utili migliorie. Innanzitutto si è aumentata la potenza passando da 12x a 16x e nei tiri lunghi ad animali della taglia del camoscio quattro ingrandimenti in più non guastano proprio. Si sono migliorati parecchio la luminosità e il potere di definizione, in buona misura anche il valore crepuscolare: occorre tuttavia dare la giusta collocazione venatoria allo strumento che va considerato eminentemente un ottimo diurno e non un’eccellenza alle effemeridi dove i marchingegni che ne danno la primaria connotazione producono una qualche limitazione. Non si può avere tutto dalla vita… La distanza massima di rilevamento è pari a 1200 iarde, quindi in un intorno di 1100 metri, più che significativa per un saggio impiego venatorio.

Ponendo lo sguardo nell’oculare troviamo poi due dati molto utili: nelle due finestrelle luminose nell’arco superiore appaiono rispettivamente la distanza reale del soggetto inquadrato e l’entità del vento laterale con la correzione da adottare seguendo i pallini posti ai lati della croce centrale. L’attivazione dell’impianto, alimentato con una batteria inserita nella torretta laterale sinistra, avviene tramite uno dei due pulsanti posti ai fianchi della campana dell’obiettivo, mentre lo spegnimento è automatico dopo 90” di inattività, tempo adeguato da spendere nel perfezionamento della punteria e nello scatto. Qualche prova su bersagli classici ed altri estemporanei ha subito qualificato la perfetta rispondenza del rendimento ai limiti che daremo prossimamente frequentando il poligono consono a queste metrature.

Didascalie

001 – Sulle snella ed elegante Benelli Lupo il Burris Laserscope III mostra una certa imponenza anche se l’affinamento estetico dalla prima serie ha compiuto progressi

002 – L’oculare con le diciture che qualificano il modello e l’anello gommato con solchi di presa per la messa a fuoco del reticolo secondo le diottrie dell’utilizzatore

003 – La campana dell’obiettivo da 50 mm con uno dei due pulsanti per l’attivazione del circuito elettrico: l’impianto si spegne da sé dopo 90 secondi di inattività

004 – Anche sul fianco sinistro è presente il pulsante di accensione. Sulla campana dell’oculare si nota la ghiera gommata e la scala dei valori metrici per la correzione della parallasse

005 – Il cuore elettrico ed elettronico del cannocchiale: nella torretta laterale si inserisce la batteria mentre con il tasto laterale a quattro frecce si danno le impostazioni

006 – Il marchio statunitense, opportunamente inserito nella Beretta Holding, campeggia sulla sinistra dell’oculare; davanti si nota la ghiera corrugata per la scelta degli ingrandimenti con la levetta sporgente per facilitare l’operazione

007 – L’accattivante e robusta confezione in cui viene veduto il cannocchiale Burris Ballistic Laserscope III

008 – Un particolare delle caratteristiche che contano messe opportunamente in evidenza nell’immagine che cattura l’attenzione: in primo luogo nella finestrella superiore si legge la distanza dal soggetto inquadrato, in quella più piccola a lato si rileva la velocità del vento, il punto luminoso centrale è il riferimento per il tiro e i pallini laterali fungono da correzioni per il vento al traverso, l’aggiustaggio avviene in base alla propria cartuccia, automatica poi la correzione in base all’angolo di sito. Ultima nota: stupendo il camoscio in questa posizione, ma è bene non sparare non sapendo dove andrà a finire la palla

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