Cogswell & Harrison: un express degli anni ruggenti camerato per la cartuccia .500 3” a polvere nera

La Casa indica nel suo sito come sia stata la più anziana azienda inglese produttrice di pistole quando nel 1770 presentò la sua prima arma corta: di qui il passaggio alle armi lunghe fu un successo continuo e i suoi due canne rigati rimangono un segno distintivo fra gli express dell’epoca d’oro

di Emanuele Tabasso

Dopo la presentazione dell’express di Alexander Henry, sublime per la finezza di linee e per i magici rapporti di volumi, passiamo ora a un altro epigono della categoria, fabbricato dalla Cogswell & Harrison. La Casa inglese si pone come prima produttrice inglese di una pistola, quando avviò la  produzione nel 1770: dopo due secoli e mezzo è tuttora all’opera grazie a diversi passaggi di proprietà che l’hanno mantenuta in vita lungo tutto questo periodo. Non ci dilunghiamo oltre su questi passaggi focalizzandoci sull’esemplare che abbiamo fotografato grazie alla squisita cortesia del Dr. Claudio Maddio che ha un occhio di riguardo verso tale tipologia di fucili. Ponendo questo esemplare in parallelo con l’Henry notiamo come sia appena più giovane datandolo induttivamente fra 1880/90: la prima impressione deriva dalle linee della bascula e dei cani e la conferma viene dalle canne, non più costruite in damasco ma in quello che agli inizi si chiamava acciaio fuso, il metodo che in poco tempo diede il colpo di grazia al poetico e complicato sistema delle vergelle attorcigliate su un mandrino per passare alle barre di fonderia forate, rigate, livellate per fornire, a costi decisamente inferiori, un manufatto di robustezza ben superiore. Grazie all’usuale contributo di sapere fornito dall’amico Marco Scipioni poniamo subito in guardia gli attenti lettori sull’accostamento fotografico fra il fucile e la scatola di cartucce Kynoch, di cui due sono pure inserite nelle camere delle canne per effetto scenico: queste cartucce sono di produzione recente e la denominazione estesa è .500 Nitro Express 3”, quindi un calibro .500”, bossolo da 3” e carica a polvere nitro composta. L’avventura di sparare queste cariche nel fucile in esame è totalmente da sconsigliare, a rischio far esplodere il tutto con gli immaginabili danni alla persona e alla pregevole arma.

Ciò detto proseguiamo nell’esame.

La bascula e il gruppo canne

Un’ulteriore determinazione dell’epoca cui appartiene questo express è data dalla forma arrotondata di bascula con fianchi bassi raccordati al dorso: il centro è attraversato dall’asse della chiusura Jones, detta anche a T inglese, con la maniglia di azionamento a doppia curva che, in chiusura, si profila con la guardia: sporge unicamente il pulsante per la manovra. La parte anteriore della bascula è attraversata dal perno, fermato da due robuste viti a spacco fine, su cui ruota il primo tenone. Lineare e assai robusta la tavola con le due mortise per i tenoni separate dal traversino integrale sotto a cui si inserisce il perno della chiave. La testa mostra un elegante disegno con i seni arrotondati e lisci da cui sporgono i calici: il rilievo prende avvio da sotto al seno, nel punto di giunzione con i piani delle canne, attorcigliandosi per offrire la sede protetta del grano porta percussore. Immaginiamo il tempo con il lavoro di lima e tele smeriglio sempre più fini per lucidare queste superfici. Nell’ampio spazio della testa è ricavata la sede per la terza chiusura a testa di bambola da cui parte la lunga codetta superiore: senza la chiave che verrà applicata solo successivamente negli innovativi impianti Purdey, questo particolare rastremato con notevole gusto conferisce eleganza all’insieme.

Il gruppo canne in acciaio certifica un’attenzione della Casa per le innovazioni in un periodo in cui le certezze tecniche erano ancora labili e le opinioni sovente assai dissimili: le diatribe verbali tra i fautori del damasco e gli innovatori dell’acciaio riempivano all’epoca le pagine dei giornali di caccia con gran gioia degli editori. Sta di fatto che in quegli ultimi due decenni del XIX secolo la Cogswell & Harrison aveva già optato per il ritrovato più recente. Ben eseguita la fattura generale, in particolare la rigatura e poi la giunzione dei due tubi con la bindellina inferiore e quella superiore ampia e ombreggiata, accuratamente saldate senza la minima sbavatura fino alla volata dove i piccoli cunei fungono da intasamento alle zone vuote. Dalle canne vengono ricavati i semipiani fra cui si salda il blocco dei due tenoni: nel loro profilo interno, in posizione speculare, si evidenziano le mortise per l’aggancio dei profili elicoidali ricavati dal perno della chiave, attuando così la chiusura. L’opposizione all’avanzamento delle canne è demandato in primo luogo all’appoggio del tenone posteriore sul traversino scaricando così il perno mentre il distacco del vivo di culatta dalla faccia è inibito dalla testa di bambola. Un dubbio nasce dal punzone con il numero 38 riportato su entrambi i semipiani: starebbe a indicare il calibro adottato espresso, secondo la regola britannica ancor oggi in vigore per le canne lisce, dove il valore esprime il numero di palle tonde di quel calibro che si ricavano da una libbra di piombo. La difficoltà di trovare una ratio in tale computo si avvicina al conteggio delle stelle in cielo, ma tant’è ci siamo abituati anche noi, ma solo per le canne lisce. Però facendo i conti un calibro .500” (in metrico 12,7 mm) è assai prossimo al 32 inglese e quindi un 38 sarebbe più piccolo: non riusciamo a venirne a capo e restiamo quindi con il dubbio.

Acciarini e scatti

Abbiamo appena dato conto di un particolare inerente la nobile vetustà di questo express e un’ennesima si presenta all’appello con la tipologia degli acciarini: un classico del dell’epoca  detto a piastra e molla indietro. Le cartelle a banana in cui sono racchiusi i raffinati meccanismi, e in particolare la lunga molla a due rebbi, trovano appoggio anteriore contro il profilo verticale nel retro della bascula fissandosi poi con la pregevole incassatura nel legno della testa del calcio. I vantaggi di un simile impianto risiedono proprio nella lunghezza della molla da cui derivano dolcezza di armamento e potenza di percussione: ricordiamo come gli inneschi dell’epoca non sempre fossero garanti di un impeccabile funzionamento e un’azione decisa del percussore salvasse da qualche cilecca. Altro vantaggio: non viene intaccata la struttura della bascula. Per contro si ha un certo indebolimento del legno all’impugnatura, ma un’opportuna scelta delle sezioni in gioco sfuma questa nota. La linea delle cartelle, le contenute ed eleganti incisioni insieme alla dicitura aziendale richiedono un’osservazione insistita, accomunando le curve eleganti a quelle della codetta superiore di bascula. Un occhio di riguardo per i cani che segnano a nostro avviso un tocco di modernità nella loro compattezza: si indugia meno sulle curve e sulla massa, specie nel corpo attorno al perno, mantenendo tuttavia una certa spinta in avanti  del petto tornando a un contenimento del collo verticale e più ancora di quello orizzontale e della testa, davvero molto corta; imperativa e funzionale la cresta con l’arrotondamento apicale dove poggia il dito per l’armamento. Gli scatti vedono i due grilletti nella forma classica che ben poco cambierà nel corso di circa un secolo e mezzo: estetica ed ergonomia coniugate per una funzione che ha da essere al meglio, specie quando di fronte ci sia uno dei Big Five o una stupenda tigre come quella che si è prestata a far da sfondo alle nostre immagini. Non è da meno l’ovale della guardia, elegante e raccordato opportunamente al guardamano e alla codetta inferiore per cui allo sparo non si hanno botte sul dito medio. Da ultimo è bene sottolineare come questi acciarini siano a rimbalzo: la prova di spingere in avanti i cani senza premere i grilletti li trova fermi inchiodati nella loro posizione.

La calciatura

Usualmente il noce per gli express proveniva dalla regione francese della Dordogna: nelle piante mature alla compattezza delle fibre si univa l’andamento lineare della venatura, due prerogative ineludibili per un calcio adatto a sopportare le botte delle cartucce di tali fucili. Si univa a tali riscontri anche un’estetica elegante e non vistosa con un colore di fondo aranciato, quasi di un setter irlandese. Le linee non possono che essere classiche con uno sviluppo marcato dell’impugnatura a pistola, come si riscontra parimenti nell’asta a sezione prismatica e di buon spessore: le mani dominano così in maniera sicura il brandeggio del fucile e il suo controllo al primo sparo per eseguire poi correttamente il secondo. Il fermo dell’astina è a leva con movimento laterale, il più sicuro per evitare sganci fortuiti. Lo zigrino nei punti di presa è a passo medio con cuspidi assai evidenti, ma con l’apice smussato: grippaggio totale senza fastidio alla pelle.

Considerazioni finali

Siamo probabilmente in un periodo storico in cui la bellezza tecnica ed estetica dei tempi trascorsi passano sotto agli occhi di molti senza incidere sulla mente, ed è un peccato. Oggi la conoscenza delle capacità d’ingegno e intuitive insieme a quelle operative, sovente ben poco supportate da mezzi meccanici, riferita al passato rimane una base fondante della storia generale: in particolare, per il settore armiero di nostro specifico interesse l’express rappresenta uno dei vertici dell’arma lunga da caccia e questo Cogswell & Harrison ne è un degno epigono.

Dida

01 – (apertura) – Colpo d’occhio sull’express da cui si apprezza immediatamente la bellezza dell’insieme e dei particolari

02 – Avvicinandoci alla parte centrale del fucile scopriamo la consequenzialità di stile e di linee delle varie componenti: una che richiede un po’ più di attenzione è l’armonia di linee fra la piastra dell’acciarino e la codetta superiore di bascula

03 – Il calice in cui è posto il grano porta percussore è già di per sé un esempio di raffinatezza e di garbo. Il cane poi racchiude nelle sue forme uno slancio verso il futuro che in quegli anni si approssima al giro di boa del nuovo secolo

04 – Soffermarsi un poco: porre, distogliere e riporre lo sguardo su una modesta codetta superiore di bascula e paragonarla mentalmente con quanto ci viene proposto oggi. Ci viene da piangere

05 – Il cuore dell’express con la bascula, semplice e robusta come ha da essere, seni, calici, cani e piastra. Poi sotto l’ovale della guardia con la maniglia di apertura e i due grilletti: un’armonia anche qui di linee e di volumi

06 – Canne basculate con le due cartucce inserite (da non provare a fuoco!): in evidenza la testa di bambola con la sua sede nella bascula, e la piastra unica dell’estrattore nel cui profilo inferiore sono ricavati due piccoli smussi che rimandano in posizione arretrata i percussori eventualmente rimasti sporgenti

07 – La dicitura aziendale sulla canna sinistra orientata secondo l’uso inglese da sinistra a destra: impareggiabile la classe dei caratteri in maiuscolo corsivo con la prima lettera di maggior dimensione

08 – Il prestigioso indirizzo di New Bond Street a Londra

09 – L’astina presenta fianchi alti e una sostanziosa sezione prismatica che ben calza nella mano del cacciatore. Lo svincolo dalle canne è affidato al sicuro sistema a leva ruotante su un proprio perno. Marcato lo zigrino che assicura una presa salda in ogni condizione

10 – Culatta delle canne con i semipiani fra cui è inserito a incastro e saldatura il gruppo dei due tenoni sotto a cui passa il gambo dell’estrattore che ha, nel fondo della testa di bambola, un cursore di registro. Il numero 38 riportato su entrambi i semipiani rappresenta la dicitura arcaica del calibro

11 – La semplicità della bascula si coniuga alla funzionalità e alla robustezza: da sinistra il giro di cerniera (poco visibile) il puntone di azionamento dell’estrattore, il perno rotazione canne, le due mortise dei tenoni separate dal traversino integrale sotto a cui lavorano le alette elicoidali della chiusura Jones

12 – Uniamo questo elementare disegno a spiegazione chiara dei termini con cui si designano le varie parti del cane: giusto per sapere di che cosa si stia parlando

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