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FN Browning B25 D3: Un esempio di archibugeria fine

Pur seguendo con interesse l’evoluzione dei fucili e i nuovi sistemi produttivi messi in opera dalle maggiori aziende rimane nell’animo un luogo riservato alle produzioni legate alla storica archibugeria di cui questo D3 della Fabrique Nationale ne è un raffinato esempio.

di Emanuele Tabasso

Nel campo della meccanica extra fine, e parliamo di orologeria, l’elettronica ha imposto una svolta che sulle prime pareva dovesse far tabula rasa di ingranaggi, bilancieri, molla a spirale, scappamento e quant’altro forma il cuore di un cronometro da polso. Dopo un tempo consistente, parliamo di qualche decennio, possiamo osservare come le cose siano effettivamente cambiate e in modo radicale, ma senza togliere completamente dal mercato l’impianto storico: l’elettronica ha coperto e copre una percentuale fortissima di pezzi venduti, con orologi di cui l’indicazione segna tempo pare quasi ai limiti dell’interesse, tali e tante sono le funzioni di tutt’altro genere che i minuscoli marchingegni sono in grado di fornire. In pratica nelle prime fasce di prezzo gli orologi tradizionali non esistono più mentre le maggiori firme del settore si sono ritagliate uno spazio nelle zone alte e, più ancora, ai vertici del mercato. Gli orologi di raffinata meccanica, i cronografi di vario grado e poi quelli detti “Grand complication”, e non occorre tradurre, rivestono una qualifica di oggetti del desiderio e di status symbol al di là della loro intrinseca bellezza interiore, quella meccanica, che per i conoscitori rappresenta l’essenza del loro valore, cui si unisce quella estetica non certo da meno. Qui l’elettricità e l’elettronica sono bandite e ci piace ricordare l’affermazione di Mario Cremasco, grande conoscitore di armi e orologi, secondo cui la dirimente primaria fra i due prodotti si condensa nella considerazione che i “moderni non fanno tic tac”. Sublime affermazione che apre la porta a un fiotto di elucubrazioni sparse fra tecniche ed eteree.

Detto degli orologi passiamo all’altro settore che ci sta a cuore e con cui si può stendere un parallelo: i fucili fini intesi come ingegnoso, singolare progetto e raffinata esecuzione su cui può trovare giusta e degna locazione un’incisione magistrale. Pensare di nobilitare un fucile mediocre con il lavoro di un maestro del bulino è un’idea che trova talvolta il consenso di produttori e acquirenti: il mercato va così e lasciamo ad ognuno di trarre le proprie considerazioni. La carenza di cultura, intesa in senso lato, unita sovente a vile e triste carenza di moneta, spinge in certe direzioni: si vedrà se il tempo rimetterà a posto le cose, ma abbiamo seri dubbi dopo decenni di trascuratezza a tutti i livelli.

Un bell’esemplare di FN B25 D3 in calibro 12/70

Dopo le tristezze mentali rifacciamoci gli occhi e lo spirito osservando un magnifico esemplare del Browning FN messoci a disposizione dall’amico Paolo Silvano dell’armeria Berrone in Alessandria. Rammentiamo come il B25 di Herstal, con il Boss e il Merkel, rappresentino la terna fondante dei sovrapposti moderni. Lo studio condotto da John Moses Browning, dal figlio Val e dai progettisti dell’atélier di Herstal è un concentrato di robustezza e di eleganza meccanica tendenti alla massima funzionalità unita alla piacevolezza d’uso. Nella metà degli Anni 20 non c’era ancora  la corsa a ridurre i costi che venivano di conseguenza al progetto e non lo sovrastavano. Negli anni successivi alla fine della II GM il sovrapposto B25 gode anche da noi di una forte e meritata considerazione: disporre di un simile fucile per la caccia è segno di distinzione e di competenza così come impiegare nel tiro al piattello il modello specifico pone il tiratore su un piano di suggestiva appartenenza all’élite di settore. Ricordiamo di osservare con occhi concupiscenti i tanti esemplari portati in pedana da un cospicuo numero di tiratori, affascinati dalle forme complessive dell’arma, in particolare da quella larga bindella, tanto caratteristica da far soprannominare quei B25 come “i bindelloni”. Non ci dilunghiamo troppo sulla descrizione del progetto e delle soluzioni meccaniche di cui già in altre occasioni abbiamo parlato limitandoci a rammentare la bascula prismatica con profonda sezione a U e fianchi piuttosto alti a garanzia di una lunga vita operativa. Peculiari le funzioni e l’assemblaggio delle due canne: quella superiore vede ricavare dal massello le entità di tenuta e chiusura come i semipiani, i fianchi con i due tenoni posteriori di sezione quadrotta, la coppia di quelli anteriori per terminare con la sede della canna inferiore, giuntata quindi in monobloc. Sulla parte anteriore, dopo il giro di cerniera, è posto il perno di rotazione su cui lavora la prima coppia di tenoni: la seconda trova la propria sede nelle due mortise passanti praticate nel dorso e accoglie nelle fresature posteriori il tassello di chiusura mosso dalla chiave. Non inganni il presunto svantaggio meccanico creato dalla posizione di questo tassello poco sopra il perno di rotazione, quindi con un minor braccio di leva: l’ampia superficie di contatto tra i fianchi della culatta e della bascula, lo spessore della tavola su cui insistono i semipiani con raccordo molto alto verso la testa, tutto riconduce a un contenimento del blocco di culatta delle canne entro queste superfici contrastando efficacemente i giochi laterali. La spinta in avanti sotto sparo viene poi inibita dai due tenoni passanti nel dorso, sgravando il perno. Altre raffinatezze progettuali si notano negli eiettori automatici con i gambi inseriti nel massello di culatta e gli occhiali di presa di ampia arcuatura; il movimento è fornito da due sottili puntoni, posti nello spessore delle pareti laterali, che a fucile scomposto non sporgono dalla cerniera in ossequio alle regole dei fucili di classe. Pregevole anche la monta delle batterie azionate da molle elicoidali: il leveraggio lavora a rotazione e non su carico assiale per limitare lo sforzo e appagare le sensazioni del tiratore. L’apertura delle canne mostra il movimento del coperchio mobile incassato nel dorso mentre aziona la leva di armamento. Di piacevole ed elegante complicanza lo svincolo dell’astina: un tasto a molla sgancia il meccanismo collegato a tale componente consentendone l’avanzamento a cui segue il basculaggio delle canne e la loro separazione dal perno. L’asta quindi rimane sempre fissata alle canne: da porre attenzione al gioco di incastri per il rimontaggio dove tutto deve trovare la propria sede e nulla deve creare sforzo alla chiusura. A completamento del piacere nell’impiego ecco gli scatti pronti e diretti come d’obbligo su un fucile fine, comandati da un monogrillo meccanico con selettore inserito nel tasto della sicura. Sulla foratura delle canne è superfluo dilungarci tale è la fama ben meritata dei prodotti della Cannonerie di Herstal dove le specifiche qualitative in corso di lavorazione fanno sì che all’ultimo controllo gli scarti siano inferiori all’uno per cento.

I legni e le incisioni

Ben poco da aggiungere sui legni impiegati: porre l’occhio prima sul calcio, poi sull’astina, per terminare infine sulle due parti congiunte a fucile montato acclara le scelte di gran livello poste in essere dalla Casa di Herstal per questo esemplare che ha ancora almeno un paio di versioni al di sopra. Il noce con fondo color del mogano scuro venato di bruno è messo in risalto dalle linee classiche e dai volumi di un fucile che troviamo adeguato definire possente: il dorso lineare con spessore marcato, il nasello evidenziato dai due sgusci laterali, l’impugnatura a pistola arcuata e allungata conferiscono carattere alla funzione così come la sezione a U e la linea rastremata dell’asta, realizzata in tre parti e con l’apice à tulipe che possiamo definire uno schnabel ingentilito dall’aria di Herstal. La finitura con l’elegante verniciatura a mezzo lucido, lo zigrino manuale molto fine e il calciolo in gomma arancione danno completezza a un’opera magistrale.

Terminiamo con le incisioni che in questa esecuzione vedono bouquets di rose evidenziati da una serie ininterrotta di minuscole girali, un tempo definite qui da noi come “a tappezzeria”; alcune parti mostrano ancora una bordatura a cerchi susseguenti per rompere la vista di una linea metallica troppo definita e poco elegante. Merita un’osservazione prolungata questo lavoro dell’artista del bulino: in particolare troviamo in queste opere d’arte di Herstal un pregio insistito e affascinante dato dalla profondità del disegno e dall’ombreggiatura. Concludiamo segnalando come in questi anni bui le quotazioni di tali pregevolezze armiere siano calate: magari nemmeno troppo perché i sovrapposti B25 che continuiamo nella nostra mente a definire FN, ma che oggi si legge Browning, mantengono un livello consono alla loro fama, fama che deriva da un progetto e da un’esecuzione di cui è bene mantenere memoria. Asseriva il grande Pietro Colombano parlando allora (1985) di un Browning BAR in .300 Win. Mag. che gli avevamo sottoposto: “ … bell’arma, un po’ mangiasoldi (le cartucce costavano parecchio) ma degna di una rastrelliera high degree”.Ecco, un B25, soprattutto di questa fatta, nobilita in modo autorevole e perentorio una rastrelliera.

Dida

001 – (apertura) La linea inconfondibile del sovrapposto FN Browning B25 a cui alcuni criticano  l’altezza di bascula: a noi continua a piacere vedendola come una peculiare caratteristica

002 – L’occhio corre fra la magistrale incassatura del legno, la superficie dello specchio con la goccia di abbellimento, le linee eleganti e le curvature dei vari punti della bascula: un complesso che tra poco compirà il secolo di vita e sembra disegnato ieri

003 – Aperte le canne si apprezza l’ampia superficie laterale della culatta che va a rasamento con l’interno del fianco di bascula: in questi esemplari, ancor oggi prodotti seppur in numero limitato, l’opera è sempre eseguita con il controllo a nerofumo. Da non trascurare l’incisione, indicata in catalogo come D3

004 – Si rischia di disperde l’attenzione di fronte a quest’opera: focalizzarsi sul raccordo fra la testa di bascula e il semipiano delle canne sottolinea la maestria del disegno di base e in seguito dell’opera dell’incisore. L’ombreggiatura della bindella è completamente eseguita a colpi di lima

005 – Interno della bascula: nella cerniera, a raso, si osservano le due bacchette per il comando degli eiettori, nel fondo la leva basculante per l’armamento delle batterie, nella faccia i due fori dei percussori e il tassello di chiusura. Da apprezzare gli spessori resistenti dei fianchi e le superfici verticali di contrasto con la culatta

006 – La culatta con le due coppie di tenoni, gli eiettori automatici e il complesso meccanismo di svincolo dell’asta: una delle peculiarità del B25. Da rilevare il fissaggio della parte superiore dell’astina attuato con piccole viti inserite nelle apposite sedi incassate nel legno

007 – Il complesso gioco di incastri su cui si basa la meccanica dell’asta: premendo all’apice il pulsante a molla sagomato il complesso si svincola ruotando dalla propria sede, l’asta scorre in avanti. A destra sporgono i due tenoni con sezione quadrotta

008 – Sulla garbata convessità del dorso di bascula il bulino si è espresso con forte personalità: nella mortisa anteriore trovano posto i due tenoni anteriori per l’aggancio al perno mentre nei due posteriori si nota l’ampio tassello di chiusura mosso dalla chiave

009 – Nel perfetto ovale della guardia è inserito il grilletto con la superficie d’appoggio per il dito zigrinata manualmente

010 – Testa di bascula, chiave, codetta superiore e tasto della sicura con selettore di sparo. Nessun commento, solo un invito a osservare a lungo la perfetta assonanza di stile tra masse, superfici e incisione

011 – Immaginate il fucile inserito nella rastrelliera in posizione tale da mostrare la parte inferiore così come in questa immagine: un punto di osservazione davvero privilegiato

012 – Se poi occorre una focalizzazione specifica ecco la parte esterna della guardia, del grilletto e, sul guardamano, la vite e contro vite di fissaggio al legno

013 – Nel calcio si apprezzano le linee classiche, eleganti e dalla perfetta funzione: il noce è stupendo con venature brune sul fondo color del mogano, la lavorazione estremamente curata come la finitura completata dal calciolo in gomma arancione