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Kipplauf Sauer & Sohn IX calibro 8×57 JRS

Dopo reiterate prove di un kipplauf dell’ultima generazione apprezzandone gli eccellenti risultati siamo andati indietro di parecchi decenni rivivendo le emozioni di allora nell’osservare questo Sauer di tanti anni fa

Di Emanuele Tabasso

Il kipplauf rappresenta la quintessenza dello storico e specifico fucile rigato per la caccia nelle diverse zone della Mitteleuropa: leggero, corto e maneggevole, camerato per cartucce adeguate alla selvaggina di alta quota come delle pianure, scomponibile per riporlo facilmente nello zaino durante la marcia di avvicinamento, ha tuttavia la particolarità dell’unico colpo a disposizione. Tale caratteristica ha frenato per molti anni la diffusione di questo fucile nelle nostre zone, dove la mentalità di avere a disposizione più colpi in sequenza era assai radicata, mentre in quelle di retaggio austro tedesco non ha mai mancato di presenziare con successo dando una pregevole qualifica al cacciatore. Il costo è sempre stato elevato e la precisione adeguata alle aspettative degli utilizzatori: così certi magnifici esemplari di Ferlach come di Suhl sono rimasti appannaggio di quei cultori della caccia condotta in un dato modo e con certi mezzi: il che significa lunghi e pazienti avvicinamenti sotto l’egida della fatica e della perfetta conoscenza dei luoghi insieme all’adozione di quel fucile con colpo solo. A tale famiglia appartengono i misti, billing o drilling che siano, tutti con una sola cartuccia nella canna rigata per cui si richiede, dopo lo sparo, il basculaggio con le solite operazioni manuali di estrazione del bossolo e inserimento di una seconda cartuccia per rimediare a un ferimento. I misti offrono l’opportunità di uno o due colpi a pallini, ma sovente il cacciatore di camosci non presta attenzione al frullo del forcello o delle coturne alzate durante l’incedere verso il vero obiettivo della sua giornata: il kipplauf è e rimane il suo fucile di elezione. Da oltre un paio di decenni è stato ripreso dalla Blaser il progetto di Jäger apparso negli Anni 20 del secolo scorso e rapidamente uscito di scena per carenze che non è qui il caso di ricordare: la Casa di Isny lo ha reso decisamente funzionale e producibile sulle moderne macchine CNC: allo scadere del brevetto l’impianto viene adottato da diversi altri costruttori e oggi possiamo affermare che la maggioranza dei kipplauf moderni si basa su tale soluzione, detta a blocchetto oscillante. Molti giovani probabilmente non hanno mai osservato un monocolpo rigato della produzione storica mitteleuropea così proponiamo un pezzo di nobile origine e dall’impianto particolare.

Il kipplauf Mod. IX della Sauer  & Sohn

A metà degli Anni 60 frequentavamo l’armeria Peroldo di Torino con un’avidità di apprendere inversamente proporzionale alla nostra età: il non dimenticato titolare, Dr. Vittorio Data, ci illustrava con pazienza un sacco di cose e, in primo luogo, le marche di fucili di alta levatura. Fra queste non poteva mancare la J.P. Sauer & Sohn di cui, oltre quarant’anni dopo, avremmo conosciuto le particolari vicende legate al trasferimento da Suhl a Eckernförde prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, grazie a un prezioso racconto del Signor Carlo Berti, contitolare della Bignami. Ed era proprio edito dalla Casa di Ora (BZ) un opuscolo con foto a colori dove si illustravano i fucili proposti in quel tempo: eravamo alla ricerca di un due canne lisce, ma la curiosità e l’attenzione erano state catturate da uno strano monocanna, oltretutto rigato. Ogni poco sfogliavamo le pagine soffermandoci su questa novità di cui eravamo completamente digiuni: strana, dalle linee un poco retrò, con un colpo solo (!), ma affascinante oltre ogni dire. In breve il Mod. IX, questa la designazione ufficiale del fucile, si scava una nicchia ideale nella nostra memoria senza più uscirne e, purtroppo, senza trovare modo e maniera di far presenza in rastrelliera. Fortunatamente una delle tante, felicissime visite presso la Bignami ci ha permesso quanto meno di raccogliere il servizio fotografico che ci accingiamo a illustrare: uno dei due esemplari presenti nella collezione privata dei Titolari, si è concesso all’obiettivo della nostra Nikon e così lo proponiamo.

La tecnica e l’esecuzione

“Il minimo ingombro, la leggerezza e la linea eccezionalmente snella sono le particolari caratteristiche di questo fucile”. Così recita la postilla di apertura nell’opuscolo distribuito dalla Bignami: non si possono illustrare meglio e in modo più conciso le peculiarità del Sauer Mod. IX così partiamo proprio dal peso contenuto in soli 2800 g e dalla canna responsabile della lunghezza totale di 108 cm dell’arma e della pregevole linea. Gli acciai della qualità migliore uniscono resistenza e leggerezza: così quello della Bochumer Verein austriaca qui impiegato ottenendo una canna da 65 cm con sezione ottagonale nella prima metà fino all’apice dell’astina e poi cilindrica, unita con innesto e saldatura al blocco di culatta. La bindella piana e arabescata in funzione antiriflesso reca nel primo terzo un intaglio a coda di rondine per il fissaggio della robusta tacca di mira a L con la foglietta primaria fissa e una seconda abbattibile: visuale a U, striature orizzontali e incavo antiriflesso, riga di riferimento per gli scostamenti laterali da eseguire a occhio con martelletto in legno. In volata, e come prosecuzione della bindella, viene saldato lo zoccolo in cui è incassato il mirino a grano d’orzo; si nota la leggera bombatura a protezione della rigatura, anche se, a ben vedere, l’egresso delle nervature risulta piuttosto esposto. La ricerca della compattezza qui non fa ancora premio sulla resa balistica della cartuccia, la classica 8×57 JRS, e quindi 65 cm hanno da essere e tanti sono. In compenso la bascula risulta estremamente compatta: la linea richiama progetti di un tempo e qui si va rapidamente ai primi anni del XX secolo, con profili squadrati smorzati da parti arrotondate come la porzione anteriore della tavola, sede del perno di rotazione, che prosegue indietro nei fianchi con gli ispessimenti ad arco a tutto sesto, o ancora nella testa con i profili a mandorla laterali e superiormente molto squadrata con la sede della chiave. A questo punto osserviamo le chiusure basate sulla doppia Purdey inferiore con i due scassi separati dal traversino integrale, leggermente ribassato rispetto alle due mezzerie della tavola, per accogliere i tenoni sporgenti dal monobloc cui sono uniti a coda di rondine e saldatura: presentano mortise ben squadrate per accogliere, a livello differente, il tassello scorrevole. Parimenti accurato l’aggiustaggio della superficie anteriore del secondo tenone, quella che insistendo contro il traversino inibisce per buona parte la spinta in avanti della canna, coadiuvato dal profilo quadro del fondo del primo tenone con sede nello spessore del dorso. Si aggiunge una terza chiusura Greener asimmetrica: dal monobloc sporge un prolungamento con sede nella mortisa ricavata nella parte destra della testa: un traversino tondo blocca le parti fuoriuscendo, in apertura dallo spessore sinistro che, osservandone la linea, ci vien male chiamare seno. A completare i particolari di un lavoro ben condotto notiamo il giro di cerniera dove le striature, fitte e regolari create dallo strisciamento del testacroce, assicurano il corretto tiraggio dell’arma: dalla parte sx sporge il dente di monta della batteria. In culatta è posto l’estrattore in pezzo unico con gambo di scorrimento centrale cui si affianca un piolo di sezione ridotta per il mantenimento della centratura e della scorrevolezza: il movimento è assicurato da un tassello di contrasto incernierato nella mezzeria del testacroce.

La calciatura, lo scatto e la sicura

Il calcio mostra appieno lo stile di Suhl con linee regolari e classiche: nasello elevato e scavato nei fianchi, dorso arrotondato e lineare (non alla bavarese, visto che siamo in Turingia), appoggia guancia ovale, pistola allungata e dalla curva aperta. Gli specchi laterali lisci e raccordati all’impugnatura terminano con profilo a doppia curva: sottende maggior lavoro per l’incassatore, ma scongiura pericolose fessurazioni. L’astina parte con una sezione a prisma e spigoli smussati per rastremarsi alquanto, arrotondandosi verso l’apice dove termina con uno schnabel di limitata e gradevole misura. Lo sgancio dalla canna vede la levetta del sistema Aoget, con filo di presa del dito accortamente arrotondato. In tutti i punti di contatto con il metallo si apprezza il lavoro dell’incassatore eseguito con perizia e consumato mestiere così come risulta corretta e funzionale la zigrinatura, ovviamente manuale, a passo medio con le cuspidi molto rilevate e mai troppo acute: presa salda anche con mani bagnate, la pioggia e la neve son sempre in agguato, senza aver fastidio. L’impianto di scatto con percussore a rimbalzo vede il ponticello con i classici due grilletti, diversi nella dimensione, fra cui sporge la vite per la regolazione del peso di sgancio: si può scendere a livelli molto bassi con piena sicurezza e al momento del tiro non ci saranno incertezze. Da parte nostra continuiamo a considerare assai pregevole questa soluzione. La guardia dal gradevole ovale e realizzata in robusta lamina di acciaio viene imperniata anteriormente nel dorso proseguendo poi con una codetta rastremata incassata nell’impugnatura. La sicura a tastino scorrevole posto sulla codetta superiore presenta un netto salto fra una posizione e l’altra: assai remota la possibilità di toglierla per un urto. Non è montato il cannocchiale: il lavoro dovrebbe essere fattibile con basi fissate alla bindella, ma ricordando precedenti esperienze con un drilling Steigleder in 9,3x72R, anch’esso senza ottica, stavamo in 7 cm a 100 m con facilità. E all’epoca ai camosci si tirava così e al cervo pure col vantaggio del bersaglio decisamente maggiorato.

Gli accessori e le conclusioni

Il fucile, così com’è concepito, non necessita di molti altri inserimenti. Vediamo il calciolo in bachelite nera con il logo della Casa a tre S intrecciate e la coccia modellata nello stesso materiale; le due magliette a perno riportato, avvitata al legno quella posteriore e saldata sotto alla canna tramite una basetta rettangolare quella anteriore. La finitura della bascula ad argento vecchio possiede il fascino delle cose semplici e ben fatte così come le contenute incisioni a bulino fra cui spicca, sul dorso, l’emblema del fabbricante con l’uomo preistorico e la sua clava; bruniti altri particolari e la canna. Uno sguardo ancora ai piani su cui sono evidenti i punzoni del Banco di Prova di Ulm e il 1958 quale anno di produzione di questo fucile. Da poco le aziende armiere tedesche avevano potuto riprendere la loro normale attività e i progetti storici non avevano ancora esaurito la loro spinta commerciale. Oggi il Mod. IX rappresenta una rarità e insieme un esempio significativo della lunga traccia della J.P. Sauer & Sohn iniziata nel 1751 e tuttora in pieno svolgimento per la gioia dei molti appassionati e cultori dei fucili di pregio.

Dida

001 – (apertura)

002 – Il fianco di bascula è ancora molto simile a quelli delle doppiette Sauer del periodo intorno alla I Guerra Mondiale. Robusta la ramponatura e in evidenza l’occhio della 3^ Greener con il traversino brunito sporgente dalla testa

003 – Lo specchio della testa del calcio e la giunzione con la bascula. Sopra la chiave con il caratteristico pulsante arrotondato e il tasto della sicura

004 – La testa di bascula con la mortisa asimmetrica della 3^ Greener spostata a destra e la sede della chiave. Inferiormente si nota la codetta elegantemente rastremata

005 – Il dorso di bascula con l’emblema della Sauer e il quadrello del primo rampone passante

006 – Il monobloc di culatta con la dicitura della Bochumer Verein, fornitrice dello speciale acciaio per la canna; sulla bindella è inciso il calibro camerato, il polivalente 8×57 JRS, nella versione quindi a collarino perfetta per i basculanti

007 – La canna riporta fino a metà della sua lunghezza una sezione ottagonale che diviene poi cilindrica

008 – La robustissima tacca di mira a L con prima foglia fissa e seconda abbattibile: è unita alla bindella con una coda di rondine su cui agire per gli scostamenti

009 – Il vivo di volata arrotondato protegge l’egresso della rigatura a quattro principi. Sullo zoccolo è inserito il mirino fisso a grano d’orzo  

010 – La guardia dal discreto ovale racchiude i due grilletti dello stecher sporgenti dal ponticello insieme alla vite di regolazione del peso di sgancio

011 – Calcio in bel noce con striature brune trasversali, ma con vena giustamente disposta lungo l’asse del rinculo. L’elegante e confortevole linea dell’appoggia guancia è rimasta quella peculiare della zona di Suhl

012 – Impugnatura a pistola molto inclinata e contenuta  in lunghezza: la coccia è in bachelite nera come il calciolo. Lo zigrino a passo medio con cuspidi molto rilevate è perfettamente funzionale anche con mani bagnate

013 – La leva dell’Aoget per lo svincolo dell’astina: curato il punto di presa per il dito

014 – Ancora una vista del monobloc di culatta e la sostanziosa ramponatura dal particolare profilo

015 – I piani della canna sono ricavati dal monobloc mentre la ramponatura, in pezzo unico, viene giuntata con un innesto a coda di rondine. In evidenza il calibro, l’anno (58) di fabbricazione e la bancatura di Ulm. Si intravede dietro il profilo del secondo rampone il gambo centrale dell’estrattore e il piolo laterale di guida

016 – La faccia di bascula con la mortisa disassata della 3^ chiusura, il foro centrale del percussore, la tavola con le mortise dei tenoni, il traversino appena ribassato e la slitta della doppia Purdey; più avanti il perno di rotazione, la cerniera con le giuste striature e il dente di armamento della batteria

017 – L’asimmetria si ripropone nel testacroce con lo scasso maggiore dove si inserisce il dente di armamento; al centro l’elaborato meccanismo a bilanciere per l’azionamento dell’estrattore

018 – La vista intera denota come ancor oggi la linea di questo kipplauf sia apprezzabile e particolare

019 – L’immagine del Mod. IX così come appare sull’opuscolo riguardante la J.P. Sauer & Sohn edito dalla Bignami e venuto a nostre mani alla fine del 1965

020 – Sempre dall’opuscolo della Bignami la scheda tecnica del Mod. IX: scelta dei calibri basata sulle tre cartucce Mauser da 6,5 – 7 – 8 mm con il classico bossolo da 57 mm nella versione R flangiata; in aggiunta la 5,6x52R per insidiare le marmotte

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