SOFTAIR, UN PO’ DI STORIA

di Fabrizio Bucciarelli

Dagli inizi degli Anni 90, il “nostro” Softair tricolore faceva davvero capolino come attività sportiva e i club, da uno stato embrionale, diventavano realtà sempre più numerose e presenti.

Internet, e quindi l’informazione, la possibilità di instaurare contatti e socializzazioni, non esisteva come oggi lo conosciamo e il riferimento era la rivista Softair Adventure, ideata e gestita da Martino Ghermandi che fu, a modo suo, un geniale precursore sia per quanto riguarda l’iniziativa editoriale, sia per i tentativi di costituire una embionale federazione. Il problema principale era, infatti, il far uscire il Softair dal suo “ghetto” a carattere protettivo che però ne limitava anche l’azione normalizzatrice. Non era inusuale, infatti, che i game venissero “visitati” da pattuglie di Carabinieri e Polizia messi a loro volta sul chi vive da qualche solitario ciclista che li aveva messi in allarme. E il giorno dopo, sul quotidiano locale, si poteva leggere l’articolo del poco informato, appunto, redattore di turno che descriveva il tutto come “misteriose azioni paramilitari nei boschi” oppure “mercenari si addestrano al combattimento” e idiozie simili. La Legge, infatti, era ben poca a conoscenza del Softair e dei suoi strumenti, e cioè le repliche a funzionamento elettrico e a gas, che erano acquistati dagli appassionati nelgli ancora scarsi negozi specializzati o trovate avventurosamente in qualche “illuminata” armeria. Ovviamente le Forze di Pubblica Sicurezza avevano l’obbligo di intervenire per il possibile reato di “procurato allarme” o, cosa non rara, in azione di sequestro delle ASG, a quel tempo nemmeno contemplate dalla Legge sulle armi. Iniziò, piano piano, e a causa del sempre maggior numero di praticanti, a essere valutato una sorta di “codice” comportamentale, per ovviare, almeno in parte, alla mancata informazione e ai sospettosi atteggiamenti dei “civili” nei confronti della nostra comunità. Si andava dal comportamento prima della partita vera e propria al parcheggio degli autoveicoli nelle zone adiacenti al campo di gioco, dalle norme di sicurezza in caso di passaggio improvviso di camminatori o ciclisti fino al rispetto della altrui proprietà. E, ovviamente, alle regole del gioco vere e proprie che prevedevano l’utilizzo obbligatorio di occhiali di plastica o protezioni facciali, al comune limite della potenza di proiezione  che non doveva superare 1 joule di potenza, all’assoluta onestà nel dichiararsi fuori gioco nel caso si fosse sono colpite da un pallino.

Perché, purtroppo, c’era anche chi usava le repliche impropriamente, tipo (notizia da Il Resto del Carlino-cronaca di Carpi) i due baldi ragazzotti minorenni che avevano deciso di ammazzare la noia sparando dalla finestra della propria abitazione sulle auto di passaggio, scatenando un putiferio tra danni ai veicoli, proprietari inferociti e l’allarme delle Forze dell’Ordine. Non andava, e non va a tutt’oggi dimenticato che le ASG non sono giocattoli ma “strumenti sportivi a bassa pericolosità” e come tali vanno trattati. E cioè con la stessa prudenza e la stessa attenzione che viene dedicata ad un’arma vera a fuoco.

La storia e le regole del softair

Esisteva poi il già diffuso problema di chi, in barba alle pur presenti norme etiche  e sportive, non si dichiarava “colpito”.

Il dramma degli “Highlanders”, gli “immortali” cioè  quelli che non amavano e non amano dichiararsi centrati da uno o più pallini sparati da un giocatore avversario, è in effetti tutto lì. Con la scusa di un senso malato di sportività e di agonismo giustificavano comportamenti che rendevaono il Softair molto meno divertente e non solo per gli avversari, ma anche per loro stessi. Proviamo ad immaginare una partita dal loro punto di vista: milioni di pallini sparati e…nessun eliminato. O la partita andrebbe avanti all’infinito oppure la noia diverrebbe l’unica sua costante.

Ed esisteva qualcosa di peggio di questi bugiardi matricolati e cioè il disappunto e i litigi che provocavano. Approfittando, nella grande maggioranza dei casi, dell’assioma che stabilisce “La mia parola vale come la tua”, essi, non contenti di aver mentito e quindi snaturato l’essenza stessa del nostro sport, volevano e vogliono spesso aver ragione a tutti i costi.

E il suo antagonista, assolutamente sicuro di aver visto centinaia di colpi rimbalzargli addosso senza danno, si arrabbiava e avrebbe avuto voglia di dirgli due paroline ma il reo, anzi, si permetteva di fare l’offeso dichiarando la propria assoluta onestà e facendo venire al prossimo un possibile travaso di bile.

L’Highlander, però, non si rende conto che esiste una giustizia sociale anche nel Softair perchè, dopo qualche evento del genere, si tendeva già da quei tempi lontani a isolare il soggetto in questione e, senza rovinare le successive partite con litigi e offese varie, lo si portava a pensare che forse questo sport o il club stesso non facessero per lui e si ritrovava quasi costretto a sparire dalla circolazione, magari optando per altrui lidi dove il suo atteggiamento, tipico del gioco calcistico con tutte le sceneggiate da partita, sarebbe stato piuttosto apprezzato.

10 regole sempre valide

Ecco quindi le mie personalissime dieci regole comportamentali da mantenere sul campo e…fuori, valide sia ieri che oggi.

  1. Il Softair è un gioco che si basa sull’onestà e il senso dell’onore: tu sarai come giochi.
  2. I giocatori di Softair, anche quelli avversari, sono sempre tuoi amici e come tali vanno rispettati e tutelati.
  3. Non si litiga sul campo di gioco: al limite si affronta una discussione in altra sede e con la necessaria calma.
  4. Le offese verbali ed ogni contatto aggressivo sono contrari allo spirito del Softair.
  5. Che si vinca o si perda l’importante è il divertimento e la soddisfazione singola e di squadra.
  6. Ogni contatto con un pallino di qualsiasi provenienza, anche sospetto o non assolutamente verificato, va concepito come punteggio da parte della squadra avversaria. Nel dubbio chiamati fuori dal gioco dichiarandoti “Colpito”.
  7. Tu sei più bravo di me, l’altro è più capace di lui, l’altro ancora supera quest’ultimo: non per questo si è softgunner peggiori o migliori.
  8. Sei in una squadra e la squadra conta su di te e tu su di essa.
  9. La vittoria è solo una piccola parte del Softair: il resto si scopre solo con il tempo.
  10. Porta con te gli insegnamenti del Softair anche nella vita di tutti i giorni: scoprirai che sapranno arricchirti come pochi altri sport.

C’era poi la piacevole incognita della Repubblica di San Marino che, ben prima di quella italiana, si stava accorgendo della futura importanza commerciale del nascente Softair. La repubblica del Titano non annoverava di certo grandi squadre o club, ma stava inserendo le ASG nei propri negozi di tipici souvenir locali: insomma, alle finte spadine e alle mini balestre di dubbio gusto venivano preferite le nostre repliche sparanti in 6mm! I primi due punti di riferimento furono inizialmente il mitico negozietto, minuscolo ma fornitissimo, denominato Franco & Monica e l’altro che portava invece il probabile cognome del proprietario, Mularoni. I vari softgunners organizzavano vere proprie gite nell’antica repubblica, con la scusa ufficiale di una capatina al mare o per una mangiata di pesce, per poi finire a rimirare, e acquistare, gli ultimi arrivi in ambito Softair nei negozi appena citati. Uno dei problemi che i softgunner italici dovevano affrontare erano infatti la reperibilità di fucili e pistole ma anche dei pallini da 6mm. Solo un’azienda italiana, la King, proponeva infatti la produzione in proprio mentre tutta la rimanenza, la maggior parte, arrivava ciclicamente dal Sud Est Asia. Con prezzi ben diversi da quelli di oggi e tendenti, generalmente, al rialzo. Ma la velocità con cui stava evolvendo la situazione del Softair in Italia, ma anche a livello internazionale, stava rapidamente mutando. E in meglio!

Didascalie

  1. Didascalie immagini: I primi tentativi di Mil-Sim nella metà degli Anni ’90.
  2. Se l’elmetto era opzionale, gli occhiali da tiro o comunque protettivi erano assolutamente divenuti obbligatori ad ogni livello.
  3. Con il tempo, erano affinate le tattiche sia per quanto riguarda gli ambienti boschivi che quelli urbani
  4. L’SA 80 realizzato da più produttori Softair, replica elettrica del famoso fucile d’assalto Bull Pup britannico, fu uno dei preferiti nei primi Anni ’90.
  5. In Sud Est Asia, in Giappone, il Softair si era sviluppato al punto da organizzare veri e propri tornei a carattere nazionale. I primi tentativi di Mil-Sim nella metà degli Anni ’90.
  6. Se l’elmetto era opzionale, gli occhiali da tiro o comunque protettivi erano assolutamente divenuti obbligatori ad ogni livello.
  7. Con il tempo, erano affinate le tattiche sia per quanto riguarda gli ambienti boschivi che quelli urbani
  8. L’SA 80 realizzato da più produttori Softair, replica elettrica del famoso fucile d’assalto Bull Pup britannico, fu uno dei preferiti nei primi Anni ’90.
  9. In Sud Est Asia, in Giappone, il Softair si era sviluppato al punto da organizzare veri e propri tornei a carattere nazionale.I primi tentativi di Mil-Sim nella metà degli Anni ’90.
  10. Se l’elmetto era opzionale, gli occhiali da tiro o comunque protettivi erano assolutamente divenuti obbligatori ad ogni livello.
  11. Con il tempo, erano affinate le tattiche sia per quanto riguarda gli ambienti boschivi che quelli urbani
  12. L’SA 80 realizzato da più produttori Softair, replica elettrica del famoso fucile d’assalto Bull Pup britannico, fu uno dei preferiti nei primi Anni ’90.
  13. In Sud Est Asia, in Giappone, il Softair si era sviluppato al punto da organizzare veri e propri tornei a carattere nazionale.I primi tentativi di Mil-Sim nella metà degli Anni ’90.
  14. Se l’elmetto era opzionale, gli occhiali da tiro o comunque protettivi erano assolutamente divenuti obbligatori ad ogni livello.
  15. Con il tempo, erano affinate le tattiche sia per quanto riguarda gli ambienti boschivi che quelli urbani
  16. L’SA 80 realizzato da più produttori Softair, replica elettrica del famoso fucile d’assalto Bull Pup britannico, fu uno dei preferiti nei primi Anni ’90.
  17. In Sud Est Asia, in Giappone, il Softair si era sviluppato al punto da organizzare veri e propri tornei a carattere nazionale.

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