Il Softair – La storia e l’evoluzione di una disciplina

di Fabrizio Bucciarelli

Softair è oggi è universalmente noto come “Airsoft” ma in Italia è conosciuto appunto come Softair, il giovo o sport tattico per eccellenza. Anche più del Paintball, che in Italia vanta ancora pochi appassionati mentre all’estero impera. E il Softair ha un vissuto proprio, una storia che forse non tutti conoscono e che ha inizio, almeno per me, nel 1986.

Softair la disciplina gli albori

Avevo terminato il mio servizio militare di leva da relativamente poco tempo e non lo rimpiangevo troppo, ma il film Platoon di Oliver Stone aveva risvegliato in me l’interesse su quell’evento e su quel mondo. Non c’erano troppe possibilità se non leggere libri e articoli, contattare qualche collezionista di uniformi e accessori oppure sperare di trovare, nei negozi di modellismo, qualche modello di arma lunga o corta da montare con tanto di colla. Non c’era Internet a disposizione e tutto si riduceva nel contattare via posta o telefono (fisso, ovviamente!) le poche realtà commerciali trovate sulle riviste italiane e le più numerose e onerose estere. C’era qualche replica di arma corta a salve, grazie a personaggi quali G.B.Verrina e il suo emporio, qualche uniforme da combattimento negli abbinamenti più disparati e poco altro. Fino a che divenni l’unico referente per l’Italia della POW MIA Association e cioè una delle più attive organizzazioni di veterani del Vietnam americane e venni così a conoscenza del nascente Paintball e dell’allora denominato “Gotcha!”, antenato del nostro Softair.

Softair come cura

Di cosa si trattava? Dell’elaborazione di tecniche di recupero psicologico di uno psichiatra di nome R. Assagioli che credeva in un concetto di base: un trauma rivissuto in modo ludico e senza i suoi risvolti drammatici o tragici poteva portare al superamento del trauma stesso. Da poco tempo era stato evidenziato in molti Viet Vet’s l’ormai notissimo PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) che tormentava migliaia di ex combattenti e negli Usa molti furono coloro che trassero giovamento non solo nella psicanalisi o la psichiatria ma anche nel “rivivere” e “rivisitare” la simulazione più o meno veritiera del combattimento tramite…il gioco in questo caso il softair. La cosa mi interessò moltissimo e venni a conoscenza (e conobbi epistolarmente) molti veterani che si ritrovavano nei boschi e si sparavano innocui pallini di mescola plastica e poi tutti a fare onore al…barbecue! Magari con qualche pianto di sollievo. Così avveniva la “catarsi” e cioè la “liberazione” psicologica dall’evento traumatico.

Armi e soft-air

Non erano le ASG di oggi, come accennato, veri e propri capolavori di verismo e tecnologia ma “plasticoni” in scala 1/1 di dubbia qualità e dal prezzo non proprio accessibile ma che ai miei occhi apparivano estremamente interessanti. Volli contattare un’azienda denominata Commando Post Inc. specializzata in questi strani “giocattoli” che mi inviò uno splendido catalogo dal quale selezionai e acquistai un modello di fucile d’assalto M16A1 a molla. Paragonato alle ASG di oggi è un qualcosa di indegno, ma vantava soluzioni davvero singolari, sempre tenendo conto che non vi era nulla del genere in circolazione in Italia. Realizzato in plastica, con ben poche componenti in metallo, era esternamente gradevole e somigliante al modello originale a fuoco. Il pallino NON si inseriva nel caricatore, dove invece prendevano posto bossoli del proiettile vero in cal. 5,56 ma era depositato nella…leva di armamento che arretrava longitudinalmente come nell’arma vera! Ad ogni singolo colpo, da azionare manualmente e il cui pallino non usciva dalla canna ma da un foro posizionato sotto al mirino, veniva espulso un bossolo. Davvero incredibile! Forse si trattava della prima ASG arrivata sul territorio italiano e ovviamente venne bloccata dalle Poste che non capivano di cosa realmente fosse, allertando così i Carabinieri e la Polizia Postale per determinarne l’innocuità. Rimase depositata per almeno due settimane poi mi contattarono per andarla a ritirare e …pagare le relative salatissime tasse doganali. Quello che divenne il mio Softair, nacque nel momento in cui l’ebbi tra le mani…

Didascalie immagini:

  •  I primi strumenti del Softair, come del Paintball, erano veri e propri “marcatori” simili a quelli utilizzati dai boscaioli per segnalare gli alberi atti all’abbattimento.
  • 03-04-05- Il Softair può essere fatto risalire alle “battaglie nei boschi” che i Viet- Vets, i veterani della guerra del Vietnam, utilizzavano per combattere la Sindrome da Stress Post Traumatico (PTSD).

06- I setup e le moderne ASG erano lontani “anni luce” dalle prime repliche sparanti in configurazione Spring action manuali.

07- Questo softgunner moderno che imbraccia un Colt M4 elettrico incarna, nella sua semplicità, la tipologia dei primi praticanti il Softair.

08- Ieri come oggi la protezione delle aree più sensibili, in questo caso il volto, imponeva l’utilizzo di una maschera o di occhiali.

09- Nelle battaglie tra foreste e fiumi non è inusuale l’attraversamento, o guado, di questi ultimi. Il realismo è ed era importante.

10- Questo softgunner che impersona un possibile Spetnaz sovietico ai tempi della Guerra Fredda è allo stesso tempo lontanissimo dalla semplicità dei primi praticanti.

11- Imbracciare, puntare, sparare! Le prime ASG lunghe erano a funzionamento a gas come questo moderno shotgun.

12- Il ruolo dello Sniper è sempre stato fondamentale nello svolgimento delle partite Softair. Questo giocatore indossa una mimetica con il disegno attualizzato delle vecchie Tiger Stripes vietnamite.

13- Soprattutto nel passato l’epopea del Vietnam ha colpito l’immaginario del Softair e ne ha decretato l’inizio, assieme ai Veterani di quella guerra lontana.

14- I “rievocatori storici”, o Reenactors, abbinano l’utilizzo di uniformi ed equipaggiamenti originali o simili, alle ASG. Qui un gruppo di appassionati della guerra del Vietnam.

15- Riproduzione ad uso Softair del Colt M-16 A1, simbolo del soldato statunitense in Vietnam.

16- Questi giovani softgunners rievocano le truppe americane impiegate nella giungla del Vietnam.

17- Una rara immagine che riproduce una quasi perfetta rievocazione di un soldato sud-vietnamita con una replica a gas: questo sistema propulsivo offriva vantaggi e svantaggi.

18) Un rievocatore storico serio avrebbe storto in naso: forse l’uniforme e l’equipaggiamento potevano andare ma questa replica di Colt M 16 attualissima era molto lontana dal riprodurre quella dell’epoca.

19- Le prima pistole Softair furono “inventate” e costruite dalla nipponica Marui ed erano realizzate in mescola plastica funzionanti manualmente a colpo singolo e senza sistema Ho-Up.

20- Il Marui Walther MPK a carica manuale (Spring action) fu uno dei primi modelli ASG importati e venduti sul territorio nazionale. Per quei tempi lontani, una vera meraviglia con il calciolo metallico ribaltabile.

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