Manifacture Liegeoise d’Armes: un pregevole sovrapposto da piccione

 

La zona di Liegi e di Herstal nel corso di quasi due secoli ha prodotto una serie infinita di fucili con una varietà di finezze tale da soddisfare le aspettative di una clientela conoscitrice o di semplici appassionati

di Emanuele Tabasso

Su di un campo di addestramento cani nei pressi di Acqui Terme stiamo per partecipare a una gara sociale indetta dal nostro sodalizio venatorio: ritroviamo Franco, un amico della zona di cui non sappiamo dire se sia più valido a caccia o in cucina poiché in entrambe le situazioni i risultati si rivelano eccellenti come, a fine gara, verificheremo ancora una volta nel suo ristorante a Vallerana (AL). La passione per i bei fucili accompagna con armonia le suddette prerogative così, nelle more dell’attesa per entrare in campo, ci viene sottoposto un pezzo che già alla prima occhiata si rivela un prodotto di livello, in particolare le forme e le finiture che per prime balzano alla vista dicono di un’arma di classe. Indaghiamo un po’ più a fondo mentre il felice proprietario indica per sommi capi come sia entrato in possesso di questo “inutile” fucile: il virgolettato vuol sottolineare come oggi qui da noi un sovrapposto da piccione non sia più impiegabile nella sua specifica funzione stante la legge che vieta, oramai da molti anni, questa pratica tiravolistica. Per giusta segnalazione segnaliamo come sia ancora praticata con molto successo in Spagna e la zona basca di San Sebastian rimanga uno dei capisaldi di questa attività. Comunque se piegatura e lunghezza del calcio si confanno all’utilizzatore nulla vieta di esibirsi con successo sulle pedane del tiro al piattello o a caccia, specialmente in quelle situazioni dove siano richiesti i tiri lunghi per cui le canne del bel sovrapposto si rivelano perfettamente adeguate.

Il cuore del fucile

La Manifacture Liégeoise prende avvio nel 1866 e termina la sua esistenza sotto la denominazione originaria nel 1929, anno estremamente critico per l’inizio della crisi economica che dagli Stati Uniti d’America si riverserà pesantemente anche in Europa. Nel periodo felice della produzione si vedranno pistole e armi lunghe di varia specie e fattura, soprattutto in quest’ultime avranno risonanza le doppiette con un modello a cani esterni, allora il più venduto, cui daranno fiducia moltissimi cacciatori anche qui da noi, affiancato poi da modelli a cani interni e, venendo al’argomento della nostra trattazione, dai sovrapposti. Nel primo trentennio del XX secolo le fabbriche del Belgio spaziano nella scelta dell’impianto per il sovrapposto fra il Boss e il Merkel cui si aggiunge la novità del progetto di Browning per la Fabrique Nationale d’Armes de Guerre, la mitica FN (oggi la sigla è riservata alla produzione militare mentre quella sportiva è sotto il marchio Browning). La Manifacture Liégeoise segue l’impostazione della Merkel con qualche variante tesa a ridurre un poco i costi e le difficoltà di produzione, aggiungendo quelle note eleganti di alcuni particolari secondo l’apprezzabile stile dei fucili fini belgi: vediamo quindi la bascula piuttosto alta caratterizzata dai pronunciati rinforzi laterali, cosiddetti a pipa, ben arrotondati come dall’esempio di Suhl, cui manca solo quella piccolissima porzione ricavata nel fianco del testa croce che dà ulteriore slancio alla parte orizzontale del rilievo. Ben diversa la testa con i seni evidenti, elegantemente marcati da un filetto, dalla modellatura della zona d’inserimento della chiave e dalla raffinata linea rastremata della codetta superiore al cui apice scorre il tasto della sicura. Gli acciarini tipo H. & H. sono montati su piastre di ampia dimensione, consequenziali con l’impianto tipo Merkel e quindi con bascula alta: il complesso evidenzia una pregevole armonia di linee.

Tenute e chiusure sono affidate a una doppia Purdey con i due tenoni posti sotto alla canna inferiore su cui agisce la slitta mossa dalla chiave: il chiavistello è posto al di sotto del traversino integrale, pregevole soluzione, che separa le due mortise fungendo da contrasto al secondo tenone mentre il primo è passante sfruttando lo spessore del dorso di bascula per sollevare da sforzi indebiti il perno di rotazione canne. Dalla culatta della canna superiore sporgono due mensole trapezoidali su cui agisce il chiavistello che, in apertura, sporge dal seno sinistro in cui si dissimula perfettamente nella posizione di chiusura: la superficie di contrasto leggermente inclinata attua il recupero automatico del gioco. Tecnicamente questa parte dell’impianto si configura come il raddoppio di una 3^ Purdey del 2° tipo: inibisce, insieme alla chiusura inferiore, la rotazione del gruppo canne allo sparo, ma non impedisce il distacco tra faccia di bascula e culatta delle canne come la Kersten presente sui Merkel. Questo a rigor di tecnica: nella pratica i buoni acciai già in uso e la forma a U profonda di questa bascula assicurano contro tale evenienza. A proposito di acciai la Casa ha sempre impiegato per tutti i propri fucili il suo ACIER SPECIAL, così come riportato in doratura sulla bindella. Non possono mancare in un fucile da piccione gli estrattori automatici con il meccanismo di eiezione posto nell’astina dove sporgono i due martelletti; nel fianco delle canne scorrono i gambi con i risalti che attuano l’estrazione primaria e la rimessa a zero in chiusura, evitando strisciamenti sulla faccia di bascula. Nel dorso appena arrotondato si nota lo scasso passante per il primo tenone che presenta il profilo a diedro per facilitare l’arretramento della slitta durante il montaggio. Pressoché invisibile la giunzione dell’estensione del ponticello fissata con una vite. L’ovale della guardia di giusta curvatura racchiude il grilletto dorato e prosegue nel guardamano che merita attenzione per la sua linea raffinata: da notare l’impugnatura all’inglese secondo una tendenza diffusa all’epoca anche per i fucili da tiro.

Le canne e la calciatura

A differenza dai Merkel qui le canne, ovviamente nel calibro 12/70, sono giuntate con il sistema del monobloc, ma si è posta la giusta attenzione al raccordo strombato di quella superiore con il vivo di culatta che rappresenta un altro punto fermo di un sovrapposto con una certa classe. Alle due bindelline laterali si aggiunge la bindella superiore ventilata, a ponticelli ravvicinati e con sottobindella che termina con il mirino semisferico in ottone. L’ombreggiatura a bulino si rivela sempre un particolare di pregio e non è da meno la finitura delle volate con le zeppe ben incassate. Quanto alla calciatura ci soffermiamo sull’astina, anch’essa di impostazione Merkel: legno in tre pezzi con i due fianchi superiori fissati al gruppo canne con tre viti per parte, imbussolate, a spacco fine orientato e con leggera incisione. La linea complessiva unisce eleganza e funzionalità. Il calcio con impugnatura all’inglese, un tempo in uso nei fucili da tiro a volo, presenta un’incassatura a regola d’arte con legno a cresce di un nonnulla, cornici con finitura a goccia, nasello elevato e dorso di consistente spessore per posizionare bene viso e occhio sulla linea di mira. Ad essere sinceri non siamo così convinti dell’originalità del pezzo: la radica impiegata mostra vortici di fiammature e andamento di fibre, eccellenti alla vista, ma un poco difformi da quanto ricercato all’epoca per un fucile da piccione. Da ultimo il calciolo non a legno, ma riportato in legno ci pare una stonatura propria dei nostri tempi e non dei mitici Anni 20 quando non si cadeva in certe trappole economiche e di carenza di classe.

Conclusioni

Il minimo rilievo appena sollevato non deve assolutamente inficiare il giudizio su questo fucile: anzi deve essere considerato come un pungolo a valorizzare un insieme che rappresenta una forte testimonianza dell’arte e della classe armiera di tante firme di Liegi e di Herstal oggi purtroppo in parte scomparse, ma che hanno lasciato esempi che ancora oggi suscitano ammirazione e apprezzamento. Porre in rastrelliera un simile esemplare consentirebbe di usarlo sulle pedane del piattello o, meglio ancora, su quelle spagnole dei piccioni o magari in botte (proprio in Spagna ci sono occasioni favolose) alternandolo con uno dei prodotti odierni: il sovrapposto della Manifacture Liégeoise ha molte cose da insegnare a chi ha occhio e gusto per apprenderle. 

Dida

001 – La piastra dell’acciarino tipo H.H. del sovrapposto di Liegi è forzatamente alta considerando l’impianto a tenoni sottoposti: non di meno è armoniosamente legata al disegno della bascula

002 – Il sovrapposto da piccione della Manif. Liégeoise è un nobile esempio delle belle armi prodotte in Belgio a cavallo fra XIX e XX secolo: raffinatezze tecniche e esecutive si abbinano a linee eleganti

003 – La testa di bascula, la chiave e la codetta superiore meritano un’approfondita attenzione: si ingentiliscono i volumi con garbate curvature, si evidenziano i seni con le lucide cordonature a rilievo, la chiave di armonico disegno è fissata al perno con la vite a spacco fine fermata dalla piccola contro vite; la codetta si presenta di raffinata linea rastremata ulteriormente evidenziata dall’incisione

004 – La scuola di incisione belga rappresenta uno dei capisaldi mondiali del settore e l’esecuzione sul sovrapposto non necessita di commenti: da porre l’occhio sui cordoni a rilievo che hanno richiesto un gran lavoro di lucidatura. Dal seno sinistro, in alto, sporge il tassello della 3^ chiusura

005 – Interno della bascula: da sx la faccia con le mortise per le due mensole, i grani porta percussori con le vie di fuga dei gas eventualmente sfuggiti a un innesco. Notevoli, ma non massicci, gli spessori dei fianchi che generano superiormente i semipiani della tavola e anteriormente i contrasti per l’estrazione primaria. Sul fondo il traversino integrale sotto a cui scorre la slitta della doppia Purdey, più avanti il perno delle canne e la doppia cerniera con le striature segno di un corretto tiraggio dell’arma. Sporgono i denti di monta degli acciarini e di comando degli eiettori: per i sommi inglesi è una brutta cosa, ma a noi il complesso piace così

006 – Culatta delle canne con i tenoni inferiori dai profili differenziati: apprezzabili le striature ad arco sui fianchi, segno di un corretto imbasculamento. Nel gambo dell’estrattore sono evidenti i rilievi che consentono l’azione dei martelli eiettori attuando parimenti l’estrazione primaria e la rimessa in chiusura. Pregevole l’estetica della strombatura della canna superiore con la raffinata incisione su brunito

007 – Nella culatta delle canne si evidenziano le due mensole della 3^ chiusura con i piani di contrasto inclinati per la ripresa automatica del gioco: a seguire i robusti occhiali per l’estrazione dei bossoli e, sul fondo, la mortisa cieca del tenone posteriore

008 – Leggera convessità nel dorso di bascula dove si nota il tenone anteriore passante e con base a diedro per facilitare l’arretramento della slitta in fase di montaggio canne/bascula; dalla parte opposta, fra la pregevole incisione totale, spicca quella a rosone che dissimula la giunzione fra il dorso e il ponticello

009 – Elegante l’ovale della guardia in cui è posto il grilletto con la raffinata doratura antiossido. Sempre in tema di curvature si apprezza quella posteriore della cartella mentre nel legno è in mostra l’attenta fattura della cornice con la goccia apicale

010 – Il calcio all’inglese, oggi ben poco adottato, pone fra le sue prerogative il lungo guardamano che prosegue in pezzo unico con il paragrilletto: un punto poco in vista del fucile, ma che ne completa l’eleganza e la classe

011 – L’ombreggiatura della bindella di mira è già di per sé un punto notevole di bella esecuzione a cui si somma l’elaborato cartiglio con la scritta riportata in oro ACIER SPECIAL: la Manifacture Liégeoise adottava un suo acciaio particolare e lo denominava così

012 – Il noce del calcio si presenta con volute brune sul fondo mielato che fanno propendere per un ciocco cavato da un punto in cui radica e legno normale si fondono, come si legge nella parte posteriore fra il tallone e, soprattutto, il becco

013 – Unica parte dissonante il calciolo in legno riportato, già di per sé poco elegante: poi è di tinta diversa, lo zigrino risulta elementare, il fissaggio è attuato da un’inguardabile vite parker. Il tutto ci fa propendere per un lavoro di questi anni

014 – Parte apicale del testa croce con la meccanica degli eiettori automatici: in bella vista uno dei martelletti che azionano i gambi degli estrattori

015 – L’astina è molto merkeliana e si apprezzano le viti di fissaggio delle parti superiori correttamente imbussolate, con taglio orientato e leggera incisione. La linea risulta pregevole e funzionale

016 – Lo svincolo dell’astina con il sistema Aoget consente di esibire anche in tale punto il gusto del particolare ben eseguito e adeguatamente inciso

017 – Nell’emblema della Casa eseguito in oro e incassato ad arte nel fondo dell’astina ci pare di leggere la dicitura anglofona The Pigeon Gun avvalorata dalla sagoma di un piccione: giusta destinazione per questo apprezzabile fucile

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