Winchester Mod. 88 in calibro 358 Win.

La Casa del Pony Express è sovente sinonimo di fucile a leva e in effetti è tale e tanta la notorietà maturata nel tempo con tale meccanismo di riarmo da abbinare mentalmente marchio e sistema dimenticando magari una svolta temporanea che ora proponiamo  

di Emanuele Tabasso

Ancora una volta le rastrelliere dell’armeria Berrone, costantemente rifornite di pezzi particolari dall’amico Paolo Silvano, consentono di proporre un pezzo inusuale nel nostro panorama armiero: doppiamente inusuale possiamo dire visto il modello e poi il calibro camerato. Negli Anni 50 e 60 la Winchester è in pieno fermento operativo e progettuale: la II GM terminata da circa un decennio e poco più ha lasciato in giro una voglia di novità e la caccia viene ancora molto ben considerata anche qui da noi, mentre nella patria di origine era, è e rimane un punto fermo della vita di moltissimi appassionati. L’azienda immette sul mercato una coppia di fucili rigati che non avranno quel successo che avrebbero meritato: il Modello 100 semiautomatico a presa di gas e realizzato in due versioni, corto e lungo, sarà la gioia degli amanti della bella meccanica armiera, prerogativa che lo confinerà entro poco tempo in quello status di fucile troppo costoso per la specifica fascia di clientela cui è destinato, da noi i cinghialisti in primo luogo, che badano al sodo al minor prezzo possibile. Gli esemplari più fortunati finiranno nelle collezioni di chi apprezza certe soluzioni e la loro fattura. A fianco del semiautomatico viene proposta la variante a leva denominata Modello 88 e qui occorre un po’ di attenzione: dopo l’assodata predilezione dei cacciatori yankee per tale impianto che richiama la loro storia, quindi Winchester Mod. 94 e Marlin Mod. 336, alla Casa qualcuno pensa di modernizzare il riarmo a leva e gli studi procedono di pari passo insieme alla Sako finlandese per presentare una bella e interessante novità che nell’azienda statunitense si chiamerà appunto Mod. 88 mentre in Finlandia sarà nominata come Finnwolf VL 63. Il congegno gode di innegabili vantaggi nell’impiego, nella tetragona robustezza e nell’offerta di calibri: pochi per la verità, ma di emblematica sostanza. La vicenda non finirà bene perché si capirà con ritardo come le passioni siano imperniate su uno specifico meccanismo, ma proprio per quello non contemplino variazioni alla Storia, stavolta con la maiuscola. La Sako per prima termina la produzione dopo una dozzina d’anni, fra il 1963 e il 1975, e circa duemila pezzi prodotti: con l’occhio al mercato europeo ha sempre camerato solo due calibri usuali come il .243 Win. e il .308 Win. La Winchester prosegue ancora per qualche tempo, ma sempre con numeri poco significativi pur se aveva proposto, insieme alle due cartucce appena citate, la sua innovativa e poco capita .284 Win. antesignana dei magnum corti, nonché la prestante .358 Win. entrambe da noi estremamente rare.

La meccanica del Winchester Mod. 88

Una vista esplosa darebbe una valida motivazione al fermo della fabbricazione: tanti pezzi in una complessità meccanica con lunghi tempi di assemblaggio rappresentano una meraviglia per l’animo del collezionista grazie anche alle finiture, alla politura delle superfici e alla loro brunitura con un passato che non si toglie mai dalla mente. Parimenti richiedono spese oramai insostenibili nel divenire del mercato. Analizzando i particolari osserviamo il castello ricavato da un massello in acciaio legato da cui si ottengono l’anello con fresatura trasversale sul fondo per l’aggancio al traversino fissato al fusto in funzione di prisma di scarico, il passo a vite interno, il ponte chiuso. Completano l’insieme  il tappo rastremato, la finestra di espulsione e due ampie piastre inferiori che si prolungano oltre la linea posteriore. Le due propaggini inferiori, incassate nel fusto, supportano i perni della meccanica di riarmo e del cane, oltre a fungere da sedi per le viti di giunzione al legno. Apprezzabile la sezione prismatica del castello dai raccordi arrotondati per una linea moderna e di classe: sulla calotta sono ricavati i fori per il fissaggio delle basi di un’ottica. Tre parti principali compongono l’otturatore: in quella posteriore si inserisce, grazie a un blocchetto, la testina a tre alette anteriori con le relative mortise ricavate nell’anello. Al di sotto sporgono due prolungamenti imperniati ad altrettante coppie di cremagliere parallele e arcuate, vincolati al moto della leva di armamento. Il differenziale di movimento degli archi dentati moltiplica lo spostamento generato dalla leva così un moto angolare ridotto trasla completamente l’otturatore: arretra dapprima il blocco posteriore facendo interagire un piolo e una pista a camme, ricavati nella slitta intermedia, procurando alla testina la rotazione di svincolo dalle mortise insieme alla retrazione dell’insieme con l’espulsione dell’eventuale cartuccia o bossolo presente in camera; l’unghia di estrazione è incassata ortogonalmente in una delle alette mentre un nottolino a molla, sporgente dalla faccia, provvede all’espulsione. Il moto prende avvio dalla leva sagomata sull’arcuatura della pistola e incernierata alla guardia: un minimo spostamento angolare ne sblocca il dente di fermo consentendo di proseguire l’azione. La guardia ospita la cerniera primaria imperniata alla sede fissata dietro al vano caricatore e il pulsante a traversino della sicura. La funzione meccanica delle cremagliere consente un limitato percorso di riarmo a favore della celerità. Lo scatto diretto è demandato a un grilletto curvo con superficie di appoggio striata: il funzionamento ricorda un roll-over  funzionale al tiro celere che ci si attende da questa classe di fucili.

La canna e il caricatore

La canna cilindro conica avvitata all’anello garantisce con i suoi 58 cm un equo sfruttamento della carica insieme a maneggevolezza e peso totale contenuto in circa 3,300 kg. Presenti le mire metalliche: alzo a foglietta regolabile e abbattibile fissato alla canna con la base a coda di rondine, mirino a cilindretto su zoccolo antiriflesso e tunnel paraluce. Il caricatore in solida lamiera di acciaio imbutita, suola elevatrice dello stesso materiale, contiene 3 cartucce mostrando una corretta bisellatura dei labbri e le pieghe antisbattimento a guardia delle ogive dei proiettili. L’estrazione è affidata a un tasto di svincolo anteriore e a una coppia di incavi laterali nel legno del fusto così che il pacchetto cada proprio nel palmo della mano.

La calciatura

Nella calciatura in pezzo unico di noce americano, sottoposto a leggera imprimitura, si apprezzano la fibra compatta, la lavorazione in favore di vena, la corretta incassatura; ugualmente piacevoli la finitura superficiale, la zigrinatura a passo medio ancora eseguita a mano e il calciolo in gomma ventilata arancione scuro con un serio spaziatore nero. Le linee del calcio e dell’impugnatura a pistola, con coccia in bachelite scura, seguono un’impostazione classica, elegante e funzionale di pari passo con il gusto europeo: d’altra parte Winchester ha sempre evitato certi eccessi di aspetto caratteristici di altre Case statunitensi. Al fusto di sezione squadrata, ma con pregevoli raccordi arrotondati, segue l’asta spianata inferiormente e con i fianchi tondeggianti per una salda presa con la mano debole. Di tipo piuttosto economico le magliette porta cinghia cui, tuttavia, non difetta certo la robustezza.

Per concludere

Ci pare doveroso sottolineare certe scelte operate da Winchester e da Sako, anticipatrici di linee poi adottate da altri famosi costruttori: l’incassatura della parte posteriore del castello verrà osservata di lì a pochi anni sulle Steyr Mannlicher che dal 1969 avranno il compito di sostituire le storiche e mai dimenticate Mannlicher Schönauer, la testina a tre alette frontali sarà adottata da diversi fabbricanti e da Sako sulle sue bolt action Mod. 75. Per terminare, la meccanica a cremagliera sarà l’elemento tecnico di spicco del movimento in linea della Merkel RX Helix che, da parte nostra, consideriamo al vertice di tale sistema: a ben vedere oggi un considerevole numero di costruttori si è lanciato sulla scia del successo di Blaser, ma questa Merkel è l’unica in cui l’otturatore rimanga all’interno del castello e non venga incontro all’occhio del tiratore: stessa identica condizione che si verifica fra i fucili a leva di antica concezione e questo Winchester Mod. 88. Non sempre certe belle e intelligenti prerogative vengono prese nella giusta considerazione così come rimangono ben salde nella mente degli appassionati le scelte di un’epoca trascorsa che è diventata storia: e la storia a volte fa premio sulla tecnologia perché il piacere sta nell’impiego di quella meccanica, ben prima ancora dei risultati che essa può fornire. Nelle auto una strada tortuosa percorsa con una vecchia MG TF con velocità media di 60 km/h offre garbate emozioni che sono “altro” da quelle fornite da una Porsche 911 (scegliete Voi il modello) che percorre l’identico tracciato a una velocità media pressoché doppia. Diversa la richiesta di impegno e capacità, diverso l’animo che si dispone alla prova. Un tempo la tecnologia e la scientificità dominavano la mente: con l’avanzare degli anni si apprezzano, magari forzatamente per intuibili motivi, anche altre componenti delle emozioni. I più che centenari lever action di basi ottocentesche l’hanno avuta vinta ancora una volta e son lì sul mercato a soddisfare i cultori della Storia.

Dida

001 – (apertura) – Linea tuttora elegante e moderna per il Modello 88 della Winchester, qui camerato nella potente .358 Win. di cui si osserva una scatola d’epoca

002 – Il castello presenta linee squadrate con spigoli accuratamente arrotondati: la cartuccia .358 Win. è pronta per venir camerata

003 – La testina rotante dell’otturatore con faccia ben ribassata: in una delle tre alette è incassata l’unghia di estrazione con buon arco di presa sul fondello e soprattutto l’incastro a coda di rondine tetragono a ogni sforzo

004 – Il caricatore in spessa lamiera imbutita accoglie tre cartucce nel calibro .358 Win. tutti gli spigoli sono accuratamente bisellati e le piegature laterali trattengono le cartucce per evitare, col rinculo, affungamenti delle ogive

005 – In vista il complesso della guardia fissata al fusto e della leva di armamento giuntata tramite un perno alla leva stessa. La molletta nell’incastro inferiore mantiene la leva in chiusura. Comodo il bottone zigrinato della sicura e il grilletto curvo con superficie di appoggio rigata

006 – Abbassata la leva appare una parte del meccanismo interno con una delle due leve che azionano la cremagliera

007 – La tacca di mira abbattibile, semplice e funzionale, con visuale a U e foglietta per la regolazione dell’alzo. Per lo scostamento si interviene sulla base a coda di rondine

008 – Il mirino a grano è protetto da un tunnel paraluce. Corretta la finitura del vivo di volata dove appaiono le sei righe ricavate per brocciatura

009 – Le nitide scritte in bella grafia sul fianco della canna: il XVIII del nostro BNP corrisponde al 1962

010 – La Winchester propone per i legni linee classiche, sempre gradevoli e funzionali: il noce americano evidenzia una pasta densa, vasi ben mineralizzati e gradevole venatura. Corretto lo spaziatore nero e il calciolo ventilato in gomma arancione che mostra, giustamente, i segni dell’età

011 – Dal fusto si prolunga l’asta sottocanna di sezione quadra e poi tondeggiante: il fondo piatto consente anche un fermo appoggio per un tiro mirato mentre i fianchi arrotondati e la zigrinatura manuale offrono una salda presa per il tiro in movimento

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